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Esteri

SIRIA/ I militari scelgono Assad e allontanano la "primavera araba"

Disordini a Damasco, fermo immagine da Sky tg24 (foto ANSA)Disordini a Damasco, fermo immagine da Sky tg24 (foto ANSA)

C’è poi un secondo fattore che rende difficile un imminente rovesciamento di Assad. Un cambio di regime in Siria farebbe infatti scuotere tutto il quadro regionale. La prima ad inquietarsi è la Turchia. Tra i due paesi è stato instaurato un equilibrio difficile ma inevitabile, reso possibile dalla condivisione di un certo realismo politico, che potrebbe non sopravvivere ad un rinnovamento politico. Il Libano, che pure da anni mal sopporta l’ingerenza siriana, preferisce in questo momento il carattere moderato di Assad all’incognita di un futuro governo che potrebbe non escludere la via della radicalizzazione islamica. C’è ancora l’Arabia Saudita, che condivide con il regime siriano una rivalità colmata da interessi reciproci e c’è infine Israele per la quale un eventuale governo siriano più radicale potrebbe far facilmente riaccendere la disputa sulle contese alture del Golan - questione sempre apparentemente calda negli attacchi diplomatici, ma in realtà raffreddata dai tempi della guerra del Kippur (1973).
La rottura di questo fragile status quo inquieta i governi regionali quanto quelli occidentali, per i quali gli interessi di Israele hanno un peso storicamente rilevante. Ed è proprio questo, più che la mancanza del petrolio, come è emerso dai commenti del ministro Tremonti, che rende un intervento militare in Siria da parte delle forze occidentali del tutto irrealistico.

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