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MASSIMO RANZANI/ Caressa (Sky): costruire ponti e scuole, così i soldati "sopportano" la morte di un compagno

Pubblicazione:giovedì 3 marzo 2011

La salma di Massimo Ranzani lascia l'Afghanistan - Foto Ansa La salma di Massimo Ranzani lascia l'Afghanistan - Foto Ansa

La società civile afghana collabora con i nostri militari. Sa che fanno del bene. Ma la situazione laggiù è molto più complessa di quanto sembra. Qui in Italia pensiamo ci siano i talebani e i nostri ragazzi che li combattono. Ma in mezzo ci sono tante zone d’ombra: i banditi, i delinquenti comuni, i coltivatori di oppio.

 

Non è una guerra solo con i talebani allora?

 

No. Nell’Esercito infatti non si parla quasi mai di talebani, ma di insorti. E dentro questo termine rientrano tutte le categorie che ho descritto sopra. Spesso a piazzare gli esplosivi non è il nemico, ma il delinquente comune che vede i suoi traffici minacciati dal controllo sul territorio dei nostri soldati. Prendiamo proprio la zona occidentale dell’Afghanistan: lì la presenza talebana è molto limitata, eppure gli attentati avvengono lo stesso. Perché?

 

Di chi si possono fidare i nostri militari?

 

Solo dei propri commilitoni. Ripeto, il rapporto con la popolazione locale è buono, ma la situazione è troppo frastagliata per sentirsi sicuri. Basta solo che il capo del villaggio, con cui magari si è collaborato fino al giorno prima, venga minacciato dai banditi o dai talebani che ti volta le spalle per paura.

 

Tu sei stato in Afghanistan con una troupe televisiva: sei stato davvero libero di muoverti a tuo piacimento?

 


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