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PAKISTAN/ Il vescovo Anthony: qui la vita dei cristiani è impossibile

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Il ministro Bhatti insieme a membri della famiglia di Asia Bibi, foto Ansa  Il ministro Bhatti insieme a membri della famiglia di Asia Bibi, foto Ansa

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«In Pakistan il dialogo tra cristiani e musulmani è impossibile, perché mancano i presupposti minimi: la fiducia nell’altro e l’eguaglianza tra le fedi religiose. Ma noi cristiani non ci facciamo intimorire, siamo parte di questo Paese e anche in queste ore drammatiche la gente sta affollando le chiese molto più che nei momenti “normali”».

E’ la testimonianza di Rufin Anthony, vescovo di Islamabad, la città dove il ministro per le Minoranze religiose, Shahbaz Bhatti, è stato crivellato con 30 proiettili. Intervistato da Ilsussidiario.net, il vescovo rivela di conoscere Bhatti da quando il ministro era un bambino, e di avergli parlato spesso al telefono continuando a incontrarlo anche nelle ultime settimane.

 

Monsignor Anthony, chi era veramente Shahbaz Bhatti?

 

Innanzitutto era un uomo giovane e coraggioso, oltre che un vero cattolico. Fin da piccolo si era formato a Khushpur, un ottimo villaggio cristiano, e aveva studiato in una scuola cattolica. Ed era altrettanto valido come politico, perché nella sua attività di governo era mosso dalla stessa visione del mondo che aveva imparato dalla Chiesa.

 

L’esecutivo di cui faceva parte ha fatto il possibile perché non fosse ucciso?

 

Purtroppo Shahbaz Bhatti ha commesso la leggerezza di uscire di casa senza la scorta. Ma le autorità gli avevano fornito gli agenti sufficienti per difendersi. E se appena è possibile, il governo protegge sempre le chiese e gli altri edifici cattolici. Ma gli stessi ministri musulmani non sono al sicuro da attentati, e sono costretti a girare con le guardie del corpo.

 

Che cosa si può fare perché in Pakistan riparta il dialogo tra cristiani e musulmani?


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COMMENTI
05/03/2011 - un esempio sfuggito ai media (francesco scifo)

Evidentemente non è stata interamente percepita dai media occidentali la portata tragica del sacrificio del ministro delle minoranze pakistano barbaramente ucciso dai talebani. La stessa televisione araba Al Jazeera ha dato più risalto, all'eroicità del comportamento del Ministro ucciso, delle televisioni italiane che si sono limitate a riportare la notizia tra le altre. Nessuno sembra chiedersi il perchè di questo disinteresse diffuso della nostra società verso chi si batte eroicamente e muore per un diritto che è il fondamento di tutti gli altri diritti individuali:quello della libertà religiosa. Occorre allora preoccuparsi ed agire non solo limitarsi all'indignazione, perchè in un paese che non sente l'importanza di garantire i diritti individuali e di dibattere sui media l'aggressione del più importante di essi, subirà senza reagire ogni tipo di violenza sulle sue libertà. Chiediamo che l'omicidio ed il comportamento di questo uomo coerente e coraggioso sia discusso in tutte le scuole italiane: forse sarebbe più educativo della cronaca nera o del Gossip.

 
03/03/2011 - Dei veri Cristiani (Giuseppe Crippa)

La testimonianza di mons. Rufin è commovente nella sua semplicità. Dobbiamo trovare il modo di far sentire la nostra vicinanza ai fratelli pakistani in modo discreto ma operativo per esempio finanziando le loro scuole, come AVSI ha già fatto e come sono certo continuerà a fare.