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PAKISTAN/ Il vescovo Anthony: qui la vita dei cristiani è impossibile

Pubblicazione:giovedì 3 marzo 2011

Il ministro Bhatti insieme a membri della famiglia di Asia Bibi, foto Ansa Il ministro Bhatti insieme a membri della famiglia di Asia Bibi, foto Ansa

La questione è che il dialogo in Pakistan è impossibile. Il dialogo infatti presuppone persone che, pur essendo diverse, abbiano uguale importanza, siano pronte a capirsi a vicenda e a rispettarsi. Qui invece c’è una visione diversa, i musulmani si ritengono nel giusto, e su tutto ciò che riguarda la religione non si può stabilire un confronto. In Pakistan inoltre non ci si può fidare gli uni degli altri, e quando manca quella fiducia non si può dialogare. L’unico dialogo possibile è quello della vita quotidiana: andare d’accordo, salutarsi quando ci si incontra. Ma ormai per noi cristiani il fatto stesso di esistere è diventato rischioso.

 

E’ possibile eliminare la legge contro la blasfemia?

 

No, lei lo sa che anche questo è impossibile.

 

Perché?

 

Noi cristiani ci chiediamo sempre perché. Per loro invece la legge contro la blasfemia è una cosa che non si può toccare, punto e basta. Per voi occidentali però forse è impossibile capire questo, la situazione in cui vivete è completamente differente.

 

Ma per un cristiano pakistano è pericoloso pregare e andare a messa?

 

Qui nessuno ha paura di niente. Dopo gli attentati, come quello contro il ministro Bhatti, la gente viene in chiesa molto più numerosa che non nei momenti «normali». Più ci attaccano, e più le messe sono affollate, perché le persone sentono di avere bisogno di Dio, che è l’unico che ci può proteggere.

 

Ha paura per la sua vita?

 

Non ho nulla di cui temere. Un giorno o l’altro dovremo morire tutti.

 

Da dove vi viene il coraggio?


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COMMENTI
05/03/2011 - un esempio sfuggito ai media (francesco scifo)

Evidentemente non è stata interamente percepita dai media occidentali la portata tragica del sacrificio del ministro delle minoranze pakistano barbaramente ucciso dai talebani. La stessa televisione araba Al Jazeera ha dato più risalto, all'eroicità del comportamento del Ministro ucciso, delle televisioni italiane che si sono limitate a riportare la notizia tra le altre. Nessuno sembra chiedersi il perchè di questo disinteresse diffuso della nostra società verso chi si batte eroicamente e muore per un diritto che è il fondamento di tutti gli altri diritti individuali:quello della libertà religiosa. Occorre allora preoccuparsi ed agire non solo limitarsi all'indignazione, perchè in un paese che non sente l'importanza di garantire i diritti individuali e di dibattere sui media l'aggressione del più importante di essi, subirà senza reagire ogni tipo di violenza sulle sue libertà. Chiediamo che l'omicidio ed il comportamento di questo uomo coerente e coraggioso sia discusso in tutte le scuole italiane: forse sarebbe più educativo della cronaca nera o del Gossip.

 
03/03/2011 - Dei veri Cristiani (Giuseppe Crippa)

La testimonianza di mons. Rufin è commovente nella sua semplicità. Dobbiamo trovare il modo di far sentire la nostra vicinanza ai fratelli pakistani in modo discreto ma operativo per esempio finanziando le loro scuole, come AVSI ha già fatto e come sono certo continuerà a fare.