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PAKISTAN/ Il vescovo Anthony: qui la vita dei cristiani è impossibile

Il ministro Bhatti insieme a membri della famiglia di Asia Bibi, foto Ansa Il ministro Bhatti insieme a membri della famiglia di Asia Bibi, foto Ansa

Dal fatto che noi cristiani viviamo in Pakistan da molti secoli, e se ci troviamo in questo Paese, non è certo per caso. Questa è la nostra terra, noi siamo originari di qui, e non ce ne vogliamo andare.

 

Vi sentite parte della Nazione pakistana?

 

Noi cristiani ci sentiamo pakistani, anche se qui qualcuno pensa che non sia così. Ma in generale la mia convinzione è che in Pakistan non ci sia molto il senso di essere una Nazione, perché ci sono tanti gruppi etnici e religiosi, vere e proprie sette, e quello che manca è l’idea dell’unità.

 

Ma la democrazia in Pakistan non rischia di essere controproducente per i cristiani?

 

No, anche per i cristiani in un Paese a maggioranza musulmana la democrazia è un fatto positivo. Perché dà a ciascuno la voce per dire qualcosa, consentendo a ogni persona di esprimersi. E il governo pakistano è autenticamente democratico.

 

Quali sono le principali difficoltà per i cristiani nella vita di tutti i giorni?

 

I cristiani in Pakistan sono molto poveri, più dei musulmani, e non hanno nessuna proprietà. Sono assunti soltanto per svolgere dei lavori manuali, con salari molto bassi, quando non sono disoccupati.

 

E che cosa si può fare per rispondere a questa situazione?

 

L’unica possibile risposta è la formazione, perché una persona che segue un percorso di studi qualificante avrà le possibilità di condurre una vita diversa. In Pakistan ci sono tantissime scuole cattoliche, le leggi ci consentono di aprirle e la Chiesa sta investendo sulla formazione per riscattare le persone dalla povertà.

 

(Pietro Vernizzi)


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COMMENTI
05/03/2011 - un esempio sfuggito ai media (francesco scifo)

Evidentemente non è stata interamente percepita dai media occidentali la portata tragica del sacrificio del ministro delle minoranze pakistano barbaramente ucciso dai talebani. La stessa televisione araba Al Jazeera ha dato più risalto, all'eroicità del comportamento del Ministro ucciso, delle televisioni italiane che si sono limitate a riportare la notizia tra le altre. Nessuno sembra chiedersi il perchè di questo disinteresse diffuso della nostra società verso chi si batte eroicamente e muore per un diritto che è il fondamento di tutti gli altri diritti individuali:quello della libertà religiosa. Occorre allora preoccuparsi ed agire non solo limitarsi all'indignazione, perchè in un paese che non sente l'importanza di garantire i diritti individuali e di dibattere sui media l'aggressione del più importante di essi, subirà senza reagire ogni tipo di violenza sulle sue libertà. Chiediamo che l'omicidio ed il comportamento di questo uomo coerente e coraggioso sia discusso in tutte le scuole italiane: forse sarebbe più educativo della cronaca nera o del Gossip.

 
03/03/2011 - Dei veri Cristiani (Giuseppe Crippa)

La testimonianza di mons. Rufin è commovente nella sua semplicità. Dobbiamo trovare il modo di far sentire la nostra vicinanza ai fratelli pakistani in modo discreto ma operativo per esempio finanziando le loro scuole, come AVSI ha già fatto e come sono certo continuerà a fare.