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Esteri

IL CASO/ L’aiuto dell'Italia agli immigrati? Tolti 430 milioni alla cooperazione

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha dichiarato che occorre aiutare gli immigrati a casa loro. ALBERTO PIATTI ci aiuta a capire in che modo lo si potrebbe fare

Profughi a Lampedusa, foto AnsaProfughi a Lampedusa, foto Ansa

In una recente intervista televisiva il ministro Tremonti, interpellato sull’emergenza emigrazione, ha dichiarato che la strada maestra è quella di aiutare gli immigrati a casa loro. Parole assolutamente condivisibili e che tracciano, con sintetica efficacia, le linee guida della cooperazione allo sviluppo. Lo sviluppo, infatti, ha come elementi fondanti l’educazione, l’istruzione, il lavoro e quindi il reddito per condizioni di vita degne di un essere umano.

Da tempo è risaputo che solo in Libia sono presenti un milione di africani - è una stima per difetto - che premono verso il nord. Una massa di diseredati di queste dimensioni non si ferma certo con i pattugliamenti, né con le mitragliatrici, ma con educazione e lavoro. In questa direzione si deve muovere il “Sistema Paese” fatto di imprese, imprese sociali e sistema universitario che, nella specifica distinzione dei ruoli, possono dare un contributo importante. Insomma, è necessaria una cooperazione allo sviluppo del terzo millennio che si accorga che il muro di Berlino è caduto da un pezzo e che la globalizzazione può essere un’opportunità, se adeguatamente governata.

Il principio di questo governo non può non partire da un sano realismo che, aiutato dal crollo delle ideologie, ci aiuti a comprendere il punto essenziale: partire dal desiderio di felicità di ogni essere umano, da quel desiderio di significato, di verità e di giustizia che ognuno porta nel cuore. Per questo, l’educazione è il fondamento di ogni sviluppo.


COMMENTI
30/03/2011 - Aiutiamo il presente più presente. (claudia mazzola)

E' giusto aiutare chi viene sulla tua strada. Io ho incontrato Rosa 56 anni, povera e con un figlio di 28 disoccupato. Presto li porto al suo paese a trovare i genitori al cimitero, poi mi fa conoscere i suoi zii. Non sono brava, fosse per me non aiuterei nessuno, per ora penso a lei poi vedremo quale altra emergenza grazie a Dio incontrerò.

 
30/03/2011 - E agli italiani chi pensa? (Mariano Belli)

"“Privato sociale” in Africa vuol dire nella maggior parte dei casi la Chiesa cattolica, i suoi missionari e le loro opere, che sono a contatto con i bisogni reali delle persone, con la “gente-gente” e con il “popolo-popolo”. Bisogni reali, come avere una casa, trovare un lavoro o una scuola per i figli." Tutto ciò è molto bello, misericordioso e senz'altro nel solco dell'ideale evangelico. Però, quello che mi chiedo io, dato che non siamo purtroppo il Paese della cuccagna, è perchè non si pensa prima ai milioni di italiani che hanno enormi difficoltà con la casa, il lavoro, la scuola dei figli (e non parlo per me). Perchè queste persone vengono lasciate sole? (dallo Stato al quale hanno pagato le tasse sin dalla loro nascita) E' giusto dirottare questi aiuti altrove?