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SIRIA/ Il patriarca cattolico: da Assad risposte positive, l’Occidente deponga le armi

Pubblicazione:giovedì 31 marzo 2011

Manifestazioni pro Assad a Damasco Manifestazioni pro Assad a Damasco

«Il presidente Assad ha risposto nel modo più giusto alle proteste di questi giorni, costringendo il governo alle dimissioni e promettendo riforme. La Siria è un modello di laicità e apertura per tutti i Paesi arabi. L’Occidente si illude di risolvere i problemi intervenendo militarmente in Libia, mentre la stabilità del Medio Oriente può venire solo da una soluzione pacifica del conflitto in Palestina». Ad affermarlo è Gregorio III Laham, patriarca cattolico dei Melchiti con sede a Damasco, nel giorno in cui Bashar al-Assad ha parlato per la prima volta in pubblico dall’inizio delle proteste. «Non si può dimenticare che Assad ha parlato della Siria come della “culla del Cristianesimo”», sottolinea Gregorio III che nel 2001 convinse Giovanni Paolo II a recarsi in Siria e visitare la moschea di Damasco. Era la prima volta che un Papa compieva un gesto simile, e per il patriarca gli effetti benefici di quella visita continuano a farsi sentire ancora oggi.

Patriarca Gregorio, come valuta la situazione di queste ore in Siria?

In modo positivo. Oggi (ieri, ndr) Assad ha parlato in pubblico e martedì c’è stata una dimostrazione in tutto il Paese a favore del presidente e per chiedere il ritorno alla calma e un avvenire migliore per tutti. Le proteste contro il regime ci sono state e ci sono tuttora, ma la Siria è un Paese laico, credente e aperto. E io sono testimone di molte iniziative positive intraprese dal regime in questi anni. Il Paese si sta sviluppando, e chiediamo che lo faccia sempre di più.

Non c’è quindi bisogno di un intervento dell’Occidente in Siria, sul modello della Libia?

Non è ricorrendo di continuo alle armi e intervenendo militarmente, in Libia o altrove, che si risolve l’instabilità del Medio Oriente. L’unico contributo positivo che può portare l’Occidente è esercitare una pressione morale su Israele e Palestina per costringere le due parti in causa a fare la pace.

Restiamo alla Siria. Che significato hanno le dimissioni del governo?

Il mio auspicio è che Assad prepari un nuovo progetto politico più articolato e adatto alla situazione attuale. E’ normale quindi che per andare in questa direzione si cambi il governo, la ritengo una risposta positiva da parte del presidente.

E’ ancora possibile il dialogo tra il regime e i manifestanti?

Il coinvolgimento dei cittadini in Siria avviene già a molti livelli, non incominciamo quindi da zero. Mi auguro perciò che questa crisi possa essere l’inizio di una nuova era.

Quanto è diffusa la povertà in Siria?



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COMMENTI
02/04/2011 - Dalla Siria (Iacopo Dalla Ricca)

Commento a nome di una mia amica che si trova attualmente a Damasco per studio, per questioni di sicurezza preferisce parlare tramite me. L'immagine che viene mostrata è effettivamente riferita a delle manifestazioni pro Assad come è scritto nella didascalia, ma bisognerebbe sapere che la gran parte dei presenti erano studenti delle scuole medie e superiori portati "in gita" alla manifestazione (con l'indicazione di non indossare la divisa scolastica). Il discorso pubblico di Assad anche dai suoi sostenitori è stato accolto con delusione, tutti si aspettavano che si parlasse di cambiamenti, ma invece è stata ribadita la teoria del complotto. Io conosco personalmente giovani cristiani educati che scendono in piazza per chiedere la libertà "hurria", e si trovano la sera a chiedersi angosciati se i loro amici siano fra i morti o i feriti. Forse non capisco niente di politica, ma non è giusto che una parte della realtà venga dissimulata.

 
31/03/2011 - Attenzione alla Siria (Giuseppe Crippa)

Quando si leggono dichiarazioni e giudizi molto distanti da quanto ci si aspetta, viene naturale chiedersi (oltre che se si è capito bene) come mai l’intervistato abbia risposto in questo modo. Trovo il tono delle dichiarazioni di sua eminenza il Patriarca Gregorio III estremamente prudente ed alcuni suoi giudizi molto filogovernativi. Non mi sorprende in un Paese che sta vivendo in regime di "stato di emergenza" dal 1963. Questa intervista, lungi dal rassicurarmi, è uno stimolo in più a seguire con attenzione l’evolversi della situazione in Siria, il cui regime è a mio avviso più pericoloso di molti altri nella regione.