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Esteri

SIRIA/ Il patriarca cattolico: da Assad risposte positive, l’Occidente deponga le armi

Manifestazioni pro Assad a DamascoManifestazioni pro Assad a Damasco

Nel mio Paese la povertà è piuttosto ridotta, e lo stesso vale anche per l’analfabetismo.

Chi protesta contro Assad lo fa per le stesse ragioni di chi si è ribellato a Gheddafi?

E’ difficile dirlo. Una risposta positiva del regime alle proteste in Siria può essere però un esempio da seguire anche negli altri Paesi del Medio Oriente. Ritengo che il regime di Assad possa essere il primo a riuscire in questo difficile compito, conciliando le esigenza della stabilità con la necessità di riforme.

Eppure Assad in Occidente è considerato un dittatore alla stregua di Gheddafi…

Occorre ricordare che la Siria, pur avendo un presidente musulmano, è uno Stato laico. Inoltre è un Paese credente, dove cristiani e musulmani sono rispettati e possono gestire i loro luoghi di culto in modo libero. Infine è una nazione aperta anche per quanto riguarda le leggi che regolano la società. La Siria rappresenta quindi l’avvenire dei Paesi arabi, tutti hanno bisogno di seguire questa linea.

Quando sono influenti i fondamentalisti nella società siriana?

Una società è sempre composta da correnti molto diverse tra loro. E anche qui, come in tutti i Paesi arabi, esiste il fanatismo. Ma nel mio Paese è meno forte che altrove. Qui c’è più pluralismo, più tolleranza, più cordialità, più contatti tra cristiani e musulmani che vanno a scuola, lavorano e si impegnano insieme. Prego sempre perché la Siria diventi un modello di convivenza per tutti i Paesi arabi.

Quali passi avanti sono stati fatti in questa direzione?

Il 15 dicembre scorso a Damasco il Patriarcato cattolico ha organizzato un grande congresso per spiegare i risultati del Sinodo del Medio Oriente. Hanno partecipato 3.500 persone, in maggioranza musulmane, insieme a tutti i patriarchi della Siria, e abbiamo discusso dell’avvenire comune di islamici e cristiani.

Nel maggio 2001 lei ha accompagnato Giovanni Paolo II nella moschea di Damasco…

Tra poco più di un mese festeggeremo il decennale di quella visita storica, e ai primi di maggio saremo tutti a Roma per la beatificazione di Wojtyla. Il mio patriarcato sta organizzando una conferenza su Giovanni Paolo II cui parteciperanno cristiani e musulmani nella sala congressi più grande di Damasco.

La visita del Papa nel tempo ha portato risultati significativi?



COMMENTI
02/04/2011 - Dalla Siria (Iacopo Dalla Ricca)

Commento a nome di una mia amica che si trova attualmente a Damasco per studio, per questioni di sicurezza preferisce parlare tramite me. L'immagine che viene mostrata è effettivamente riferita a delle manifestazioni pro Assad come è scritto nella didascalia, ma bisognerebbe sapere che la gran parte dei presenti erano studenti delle scuole medie e superiori portati "in gita" alla manifestazione (con l'indicazione di non indossare la divisa scolastica). Il discorso pubblico di Assad anche dai suoi sostenitori è stato accolto con delusione, tutti si aspettavano che si parlasse di cambiamenti, ma invece è stata ribadita la teoria del complotto. Io conosco personalmente giovani cristiani educati che scendono in piazza per chiedere la libertà "hurria", e si trovano la sera a chiedersi angosciati se i loro amici siano fra i morti o i feriti. Forse non capisco niente di politica, ma non è giusto che una parte della realtà venga dissimulata.

 
31/03/2011 - Attenzione alla Siria (Giuseppe Crippa)

Quando si leggono dichiarazioni e giudizi molto distanti da quanto ci si aspetta, viene naturale chiedersi (oltre che se si è capito bene) come mai l’intervistato abbia risposto in questo modo. Trovo il tono delle dichiarazioni di sua eminenza il Patriarca Gregorio III estremamente prudente ed alcuni suoi giudizi molto filogovernativi. Non mi sorprende in un Paese che sta vivendo in regime di "stato di emergenza" dal 1963. Questa intervista, lungi dal rassicurarmi, è uno stimolo in più a seguire con attenzione l’evolversi della situazione in Siria, il cui regime è a mio avviso più pericoloso di molti altri nella regione.