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LIBIA/ La non-politica dell'Italia regala Gheddafi (e l'Eni) alla Cina

Lo scacchiere internazionale è scosso dalla Libia molto più di quanto lo sia stato con l'Egitto o gli altri stati nordafricani. Ce lo racconta LUCA GAMBARDELLA, analista di Equilibri.net

Una fregata (Foto: ANSA) Una fregata (Foto: ANSA)

Comprendendo come in Libia il rischio di una guerra civile diventi sempre più reale, la Comunità internazionale ha reagito con notevole celerità al fine di scongiurarlo sebbene, se escludiamo la sospensione dei trattati e le condanne dell’ONU, nessuna iniziativa concreta sia stata intrapresa fino ad oggi. Sembrano ormai superate le titubanze e le incertezze con cui Washington, Bruxelles e Mosca, passando per Londra, Parigi e Roma, avevano risposto alle rivolte tunisine, egiziane e yemenite. Le principali organizzazioni internazionali si sono trovate così a discutere di sanzioni, “no flight zone” e aiuti umanitari accompagnati da spostamenti di portaerei al largo delle coste libiche. Nel mentre, per gli insorti il tempo stringe e ogni giorno che passa potrebbe rafforzare la posizione di Gheddafi, pronto a sferrare una controffensiva nella Libia orientale.

La competizione tra i principali attori internazionali che si sta prefigurando in questi giorni é stata inaugurata dagli Stati Uniti, decisi ad inviare le navi USS “Ponce” e la USS “Kearsarge”, quest’ultima con 800 marines e una flotta di 42 elicotteri, al largo della Libia. L'eventualità che Gheddafi lasci il potere in breve tempo non è data per così scontata dal Dipartimento di Stato statunitense; le Legioni Islamiche guidate dal figlio del colonnello, Khamis, minacciano le città già liberate dagli oppositori. Il rischio di un'instabilità prolungata nel tempo e di un “nuovo Afghanistan” nel Mediterraneo esiste, favorita soprattutto dalla frammentazione clanica del Paese. L'Europa ha recepito immediatamente il messaggio proveniente da Washington: l'UE rischia di rimanere esclusa da una partita che vede coinvolti troppi interessi: dall’approvvigionamento energetico, al dossier immigrazione alla stabilizzazione politica dell'area.

Riuscire a dialogare con le forze d'opposizione maghrebine oggi per avere governi “epurati” dalla seppur sopravvalutata minaccia integralista domani, sarebbe una delle prime grandi vittorie politiche per l'Unione Europea. Eppure, le distanze appaiono notevoli. Da una parte il Premier britannico Cameron che, convinto interventista e promotore della “no flight zone”, trova l'appoggio francese, ribadito giovedì dal nuovo Ministro degli Esteri francese Alain Juppé. Dall'altra la Germania e il Presidente della Commissione europea Barroso, il quale, appoggiato dall'intellighenzia europea, propone “un patto per la democrazia e la prosperità condivisa”.


COMMENTI
08/03/2011 - mancanza di mezzi (francesco taddei)

l'italia si è attestata su una linea di non politica perchè a mancare sono i mezzi politici-militari per farlo. chi può garantire sicurezza e controllo dell'area? USA, GBR e FRA perchè hanno mezzi militari e influenza politica( tipo seggi all'ONU). un maggior ruolo potrà esserci solo per concessione dei potenti di oggi e alle loro condizioni. E' la realtà bellezza!

 
04/03/2011 - Forse... (Francesco Giuseppe Pianori)

Mi sembra di capire dall'articolo che la vera minaccia giunga dalla Cina, come sempre silenziosa e di basso profilo, come le vere tigri, che si avvicinano silenziose fino al punto in cui possono attaccare. La Libia, dopo la conquista dell'Africa, costituirebbe un bel trampolino per il controllo economico dell'Europa... Russia e Cina non aspettano altro: mangiarsi l'Europa a colazione. Non c'è male come prospettiva!