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MEDIO ORIENTE/ Miglietta (comandante Unifil): così manteniamo la pace nel sud del Libano

Foto: ilsussidiario.net Foto: ilsussidiario.net

Non direi così. Penso piuttosto che l’arresto dei lanci verso Israele sia dovuto alla maggiore e migliore collaborazione che abbiamo raggiunto con l’esercito libanese. Lungo la Blue Line (la demarcazione ancora incompleta e provvisoria dei confini tra Libano e Israele, nda) oggi lei trova per la maggior parte soldati libanesi, non le truppe dell’Unifil. Il nostro compito è infatti quello di permettere allo Stato di affermare la sua piena sovranità anche sul Libano del Sud. I sistemi d’arma impiegati per colpire l’Alta Galilea erano e sono molto rudimentali, anche se per questo non meno letali. La non possibilità di utilizzarli nel Libano meridionale significa, spesse volte, l’impossibilità tout court del loro impiego operativo. È poi c’è da dire una cosa importante: proprio grazie alla missione Unifil, le popolazioni del Libano meridionale stanno sperimentando il più lungo periodo di pace nella loro travagliata storia. Dal 2006 il Libano del Sud è forse la zona più sicura del Paese.

 

Come è strutturata la collaborazione?

 

Abbiamo cercato di trasferire alle forze armate libanesi la nostra expertise, organizzando seminari comuni per i nostri e i loro militari. In principio c’erano problemi di coordinazione legati alla differenza degli standard che utilizziamo noi e quelli che utilizzavano loro, ma nel tempo abbiamo fatto degli enormi progressi.

 

Può spiegare come lavorano concretamente i nostri soldati?

 

Innanzitutto le nostre donne e i nostri uomini cominciano l’addestramento per una singola missione sette mesi prima di partire, così da essere preparati al meglio per il teatro operativo. Consideri poi che i militari impegnati qui sono tutti già professionisti reduci da altre precedenti missioni. Per farle un esempio, i nostri soldati in una missione come questa non entrerebbero mai in una piazza pubblica con le armi caricate: lo fanno sempre con le armi a riposo. Ma tutti i miei uomini sanno perfettamente quando tenere l’arma a riposo e quando è il caso di intervenire. Una parte fondamentale dell’addestramento è consistito nell’imparare a relazionarsi con la popolazione civile. I nostri uomini hanno studiato gli usi e i costumi di quest’area; hanno fatto corsi di arabo, corsi sulla cultura locale, hanno seguito lezioni universitarie per comprendere la situazione geopolitica dell’area...

 

Si dice che questa attenzione alla realtà locale è forse uno dei tratti più caratteristici del modo in cui operano le nostre forze armate nelle missioni internazionali, è così?