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MEDIO ORIENTE/ Miglietta (comandante Unifil): così manteniamo la pace nel sud del Libano

Foto: ilsussidiario.net Foto: ilsussidiario.net

Sì. un esempio banale: noi utilizziamo molto i cani antiesplosivo, ma mai uno dei miei uomini si permetterebbe di entrare in un mercato con un cane, che è considerato nell’Islam un animale impuro. Questo metodo è frutto di un addestramento specifico, ma è anche espressione della nostra cultura nazionale. Già nel nostro primo impegno in Libano nel 1982 ci muovevamo così. E il ricordo positivo dello stile di quella missione da parte delle popolazioni locali ci ha aiutato indubbiamente a ricevere una buona accoglienza nel 2006.

 

Recentemente sono tornati ad infiammarsi i toni tra Israele e l’Hezbollah. C’è stata la minaccia esplicita di una nuova invasione da parte dello Stato ebraico...

 

La risoluzione 1701 non prevede che Israele invada nuovamente il Libano. Noi siamo arrivati qui nel momento in cui le due parti avevano già cessato le ostilità, Israele aveva già manifestato l’intenzione di ritirarsi, e si accingeva al conseguente ridispiegamento delle proprie truppe. La nostra presenza sul suolo libanese è possibile fin tanto che le autorità libanesi ne faranno richiesta e il nostro ruolo di peace keepers dipende dal fatto che le parti continuino a manifestare apertamente la volontà di mantenere la tregua. Qualora le cose dovessero malauguratamente cambiare, ne dovrebbe eventualmente discendere una nuova Risoluzione con nuove regole di ingaggio adeguate al nuovo contesto operativo. Come potrebbe essere deciso dal Consiglio di Sicurezza il semplice ritiro di Unifil 2. Al momento sappiamo di poter utilizzare una quantità di forza adeguata alle minacce che dovessero essere messe in atto contro di noi, e comunque quella minima necessaria a difenderci da eventuali atti ostili di qualunque provenienza.

 

Lei cosa prevede, generale Miglietta?

 

Guardi, non è compito dei militari fare previsioni di carattere politico. Posso solo dirle che invece è responsabilità professionale dei militari predisporre e pianificare in modo da fare sì che nessuna situazione possa coglierli impreparati, così da essere sempre pronti a implementare qualunque decisione le autorità politiche nazionali dovessero adottare.

 

(Marina Calculli)

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