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LIBIA/ Cinque mosse per evitare una fine catastrofica

Mentre in Libia la situazione appare sempre più confusa e lontana da una soluzione, secondo ROBI RONZA l’Italia può fare ancora molto. Gli Usa invece pensino a evitare passi falsi?

Muhammar Gheddafi (Foto: IMAGOECONOMICA) Muhammar Gheddafi (Foto: IMAGOECONOMICA)

Nel quadro di un orizzonte complessivo che è ancora quello cui già in precedenza avevamo fatto cenno, i punti fermi da cui prendere le mosse per favorire una soluzione non catastrofica della crisi libica sono i seguenti:

 

- Gheddafi  è ancora al potere, e la sua caduta non appare affatto prossima.

 

- Riattualizzando la storica linea di frattura tra i due territori tra loro eterogenei e antagonistici di cui la Libia si compone, la rivolta è scoppiata e si è consolidata in Cirenaica ma sembra non possa affatto facilmente estendersi alla Tripolitania.

 

- A causa dei notevolissimi investimenti della Libian Investment Authority, il “fondo sovrano” della Repubblica Libica, in Italia, nel resto d’Europa e anche negli Usa sussistono nessi di reciproca dipendenza che legano la mani a tutte le parti in gioco, da Gheddafi (malgrado quel che dice) all’Occidente passando per gli insorti della Cirenaica.

 

- Stante la difficile congiuntura economica internazionale, né i paesi grandi produttori (Libia compresa) né i paesi grandi consumatori di gas naturale e di petrolio possono permettersi a lungo i perturbamenti speculativi del mercato degli idrocarburi che la crisi libica inevitabilmente innesca.

 

- In questa crisi il nostro paese è il membro del G7/G8 che più di ogni altro potrebbe dare un forte e forse decisivo contributo a quella soluzione non catastrofica della crisi di cui si diceva.

 

Se si vuole lavorare efficacemente per la pace occorre essere nel medesimo tempo fermi e realisti, restando inteso che il realismo cui qui ci riferiamo non ha niente a che vedere con il cinismo della Realpolitik, ma attiene piuttosto alle virtù cardinali della prudenza e della temperanza. La stagione di Gheddafi volge al tramonto, ma conviene a tutti che la sua uscita di scena si ispiri al modo con cui il Cile si liberò di Pinochet senza finire in macerie, piuttosto che a quell’assalto al Palazzo d’Inverno, bello e glorioso soltanto sui manifesti commemorativi, con cui la Russia si liberò dello Zar cascando nelle mani di Lenin e subito dopo di Stalin.


COMMENTI
07/03/2011 - concordo,ma... (attilio sangiani)

Concordo sugli "apprendisti stregoni". Non hanno responsabilità e possono permettersi di essere "irresponsabili". Mi spiace per P.F.Casini ( da non confondere con Carlo Casini ....). Non perde occasione per restare in equilibrio tra posizioni inconciliabili,nel "terzo polo" assemblato alla rinfusa e tra i "due poli" maggiori. Però noto che "Tripoli bel suol d'amore" non era cantata nel secolo XIX,ma nel XX e non da "marines" ma da "fanti di marina". Anzi: dalle schantose sfiatate delle "riviste",tipo "Ninì Tirabusciò". Cordialmente

 
07/03/2011 - Evitare che Gheddafi faccia lo smargiasso (celestino ferraro)

Come fare i profeti? Non ancora è stato inventato un metodo sicuro per evitare catastrofi. Che Gheddafi sia una catastrofe (è una catastrofe) è cosa risaputa da quel dì, ma non siamo stati capaci di evitarla. Solo i baciamano del Cavaliere hanno rabbonito il raìs (Perciò lo deridono). Non dimentichiamo che ci sparò addosso due scud su Pantelleria. Andarono in acqua, ma avrebbero potuto farci male. Solo Reagan abbozzò una reazione bombardandolo. Finanche l'Inghilterra (la BP?) gli perdonò l'attentato sul cielo di Lockerbie (dicembre 1988), 230 vittime. Il petrolio rende pavida chi ne ha bisogno: l'Europa. CF