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LIBIA/ Cinque mosse per evitare una fine catastrofica

Muhammar Gheddafi (Foto: IMAGOECONOMICA) Muhammar Gheddafi (Foto: IMAGOECONOMICA)

In questo senso, dicevamo, l’Italia può fare molto grazie al fitto intreccio di relazioni che ha con la Libia, e più precisamente che ha sia con la Tripolitania che con la Cirenaica, non solo a livello inter-governativo ma anche e soprattutto a livello per così dire sub-governativo. Desta invece preoccupazione il fatto che al largo delle coste libiche stia incrociando un gruppo tattico della Marina degli Stati Uniti la cui forza principale consiste, se non abbiamo capito male, di una o più navi d’assalto anfibio.

 

A parte la forma, che si può definire quantomeno irrituale (per dirla nel modo più diplomatico possibile), il ministro Maroni ha perciò avuto del tutto ragione nella sostanza quando ieri ha  invitato Washington a “darsi una calmata”. Uno sbarco a Tripoli fu nel secolo XIX la prima operazione dei Marines fuori delle Americhe, tanto che il nome dell’attuale capitale libica echeggia nelle prime strofe del loro inno. C’è da augurarsi di tutto cuore che li facciano resistere alla nostalgica tentazione di replicarlo ora.

 

Da un punto di vista militare sarebbe certamente un successo, ma anche l’inizio di guai senza fine. Che restino per l’amor di Dio sulle loro navi d’assalto anfibio (che sono nel medesimo tempo delle porta-elicotteri d’attacco e delle navi-darsena di mezzi da sbarco: macchine da guerra impressionanti e a loro modo affascinanti per concezione e per  potenza di fuoco). Nel frattempo però occorre che l’Italia faccia la propria parte giocando organicamente tutte le carte che può giocare. Un’operazione delicata cui non giovano di certo i sermoni di Veltroni, né tanto meno le uscite di Casini e di Di Pietro, spregiudicati “apprendisti stregoni” pro domo sua dei quali in una situazione del genere davvero non ci sarebbe bisogno.

 

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COMMENTI
07/03/2011 - concordo,ma... (attilio sangiani)

Concordo sugli "apprendisti stregoni". Non hanno responsabilità e possono permettersi di essere "irresponsabili". Mi spiace per P.F.Casini ( da non confondere con Carlo Casini ....). Non perde occasione per restare in equilibrio tra posizioni inconciliabili,nel "terzo polo" assemblato alla rinfusa e tra i "due poli" maggiori. Però noto che "Tripoli bel suol d'amore" non era cantata nel secolo XIX,ma nel XX e non da "marines" ma da "fanti di marina". Anzi: dalle schantose sfiatate delle "riviste",tipo "Ninì Tirabusciò". Cordialmente

 
07/03/2011 - Evitare che Gheddafi faccia lo smargiasso (celestino ferraro)

Come fare i profeti? Non ancora è stato inventato un metodo sicuro per evitare catastrofi. Che Gheddafi sia una catastrofe (è una catastrofe) è cosa risaputa da quel dì, ma non siamo stati capaci di evitarla. Solo i baciamano del Cavaliere hanno rabbonito il raìs (Perciò lo deridono). Non dimentichiamo che ci sparò addosso due scud su Pantelleria. Andarono in acqua, ma avrebbero potuto farci male. Solo Reagan abbozzò una reazione bombardandolo. Finanche l'Inghilterra (la BP?) gli perdonò l'attentato sul cielo di Lockerbie (dicembre 1988), 230 vittime. Il petrolio rende pavida chi ne ha bisogno: l'Europa. CF