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LIBIA/ Parsi: un intervento Nato è pura follia, solo la Lega araba può "fermare" Gheddafi

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Ribelli in Libia  Ribelli in Libia

No. Credo che la cosa più probabile che potremmo aspettarci dopo un’eventuale caduta di Gheddafi sia nel breve periodo una situazione di incertezza, e poi il ristabilimento di una qualche forma d’ordine. I responsabili dei clan e delle tribù potrebbero mettersi insieme dare luogo a una sorta di Loya Jirga afghana, cioè una grande assemblea creata su base confederativa.

 

La condanna di Gheddafi da parte di Obama è sincera o è basata sull’opportunismo?

 

Nessuno, immagino neanche Berlusconi, ha simpatia per Gheddafi. Ma essendo il nostro dirimpettaio, con lui bene o male si doveva trattare. E lo stesso vale anche per gli americani. Un altro conto è ora che Gheddafi ha superato il limite del buonsenso. La scelta Usa di chiedergli una resa incondizionata, con tanto di processo a lui e ai suoi familiari e di confisca dei beni, equivaleva a dirgli: «Combatti fino alla morte». Ed è proprio quello che farà. Ecco perché non è stata un’idea, diciamo, geniale.

 

Da un punto di vista sociale la Libia assomiglia di più all’Egitto o all’Afghanistan?

 

La Libia non ha sicuramente la stessa complicazione etnica dell’Afghanistan. Le tribù libiche sono tutte arabe, e di popolazioni che parlano la stessa lingua. Certo Cirenaica e Tripolitania sono differenti, la Libia è un’invenzione a tavolino, ma se è per questo lo è anche il Belgio che pure non ha mai avuto una guerra civile. Inoltre in Libia non c’è quell’Islam particolarmente aggressivo tipico dell’Asia. Rispetto all’Egitto la grande differenza è che non ci sono istituzioni politiche. Sotto Mubarak c’era uno Stato che, come espressione di una società evoluta e progredita, era un modello per il mondo arabo ancora nell’Ottocento. La Libia è tutt’altro: un Paese molto più povero, rozzo e primitivo, che 40 anni di Jamahiriya hanno azzerato dal punto di vista istituzionale trasformandolo in una società di persone che vivono sostanzialmente dell’elemosina, magari generosa, del regime.

 

(Pietro Vernizzi)

 



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