BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

SIRIA/ C'è una partita religiosa che agita il laico regime di Assad

Rivolta in Siria (foto Ansa)Rivolta in Siria (foto Ansa)

Oggi, la nutrita minoranza curdo-siriana è oggetto di discriminazioni da parte del regime a causa della sua natura propriamente non araba e quindi non in linea con il panarabismo di stampo governativo. Stanziati in un territorio montagnoso, poco inclini alla cooperazione tra le varie tribù in cui sono divisi, i curdo-siriani non sono riusciti fino ad ora a far valere le proprie rivendicazioni per ottenere pari diritti civili rispetto alla popolazione arabo-siriana.
Ad oggi, i curdi sono rimasti spettatori interessati nell'evoluzione delle rivolte in Siria, temendo soprattutto future ritorsioni da parte del regime se questo dovesse restare al potere. Al Assad infatti si è sempre sentito libero di avvalersi della legge di emergenza, in vigore da 48 anni, per autorizzare, secondo le molte fonti internazionali, arresti sommari, torture o omicidi ai danni della minoranza curda.
Già accusati di aver assunto un ruolo guida nelle rivolte di questi giorni, i profughi palestinesi rappresentano un'altra minaccia per il regime di Damasco. Sebbene ammontino oggi a più del 6% della popolazione, i palestinesi non dispongono di eguali diritti rispetto ai siriani. La piaga della disoccupazione e i problemi economici di un Paese già colpito dall'embargo economico statunitense, ha infatti portato i siriani a vedere i palestinesi con crescente sospetto, in quanto potenziali concorrenti nella ricerca di un lavoro o nell'avvio di attività commerciali nel Paese. Ad oggi, i profughi non dispongono di passaporto siriano (in quanto per il governo essi sono appunto “palestinesi”) imponendo loro forti limitazioni nell'avvalersi di diritti civili o economici e relegandoli alla stregua di uomini “senza patria”.
Dal 2003, ovvero dall'avvio delle operazioni militari in Iraq, i profughi iracheni hanno cominciato a riversarsi in Siria. A Damasco interi quartieri sono abitati esclusivamente da iracheni, afflitti da povertà e disoccupazione. In un Paese con ben poco da offrire sotto il profilo delle opportunità economiche, gli iracheni sunniti hanno così accentuato i malumori dei siriani, per i quali l'origine di tutti i mali nazionali è stata proprio lo scoppio della Guerra in Iraq del 2003.