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SIRIA/ C'è una partita religiosa che agita il laico regime di Assad

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Rivolta in Siria (foto Ansa)  Rivolta in Siria (foto Ansa)

La delicata armonia tra sunniti e sciiti è  stata turbata dall'arrivo degli iracheni, accentuando gli attriti tra i due rami dell'Islam in Siria e portando la bilancia a pendere dalla parte sunnita. Con la guerra in Iraq, i siriani hanno quindi cominciato a temere il ritorno del settarismo religioso, sconosciuto nel Paese dai tempi dell'eccidio di Hama del 1982 e perpetrato da Hafez al Assad, padre di Bashar, contro i Fratelli Musulmani sunniti.  Ricordiamo infatti che la Siria è tra i Paesi laici della regione.
Le enormi criticità racchiuse nell'ipotetica implosione della Siria, quindi, non possono che influenzare il panorama politico regionale. Il Primo ministro turco Erdogan si è immediatamente attivato per spingere al Assad sulla strada delle riforme nel più breve tempo possibile, prendendo contatti anche tramite il capo dell'intelligence nazionale turca: il rischio curdo è reale e, come asserito da un report del 2006 di Clatham House, non sono da escludere alleanze con i Fratelli Musulmani. Il Libano resta sospeso, col timore di ritrovarsi senza il vero attore protagonista della politica interna di Beirut, oltre che storico alleato di Hezbollah. L'Iran, per lo stesso motivo, si sente in pericolo, rischiando di perdere il solo vero alleato nel mondo arabo (oltre ad Hezbollah naturalmente). Israele, allo stesso tempo, teme le rivolte siriane, le quali incrinano la posizione di un altro interlocutore disposto al dialogo nell'ambito del processo di pace mediorientale, dopo la caduta di Mubarak in Egitto.
Se davvero quindi le rivolte contageranno la Siria con la stessa violenza con la quale hanno sconvolto il Maghreb, il futuro del Paese e della regione mediorientale risiederanno su diverse variabili: nella volontà di al Assad di avviare le riforme e calmare il risentimento popolare; nelle decisioni delle potenze regionali (vedi la Turchia) di intervenire attivamente nella gestione della crisi; infine nella reale volontà delle diverse opposizioni interne al Paese di volersi spingere fino al rovesciamento del “Leone” di Damasco.

(Luca Gambardella, analista Equilibri.net)

 



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