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COSTA D’AVORIO/ Il ministro Achi: con Ouattara saremo come il Sudafrica di Mandela

Pubblicazione:lunedì 11 aprile 2011

Le forze di Ouattara in Costa d'Avorio Le forze di Ouattara in Costa d'Avorio

Un processo di riconciliazione per la Costa d’Avorio come quello voluto da Nelson Mandela nel Sudafrica del dopo apartheid. Ad annunciarlo è Patrick Achi, portavoce cattolico del governo legittimo del musulmano Alassane Ouattara, nonché ministro per le Infrastrutture economiche. Nel giorno in cui i combattimenti in Abidjan tornano a farsi cruenti e l’ex presidente illegittimamente in carica recupera terreno, Achi rivela a Ilsussidiario.net di essere fiducioso nella vittoria. I generali e l’esercito hanno ormai abbandonato Laurent Gbagbo e con lui combattono solo i mercenari liberiani e i miliziani composti in larga parte da teenager.

Ministro Achi, com’è la situazione ad Abidjan in queste ore?

La situazione è molto difficile perché non c’è più la polizia, e quindi ci sono ovunque malviventi che compiono rapine e saccheggi. I negozi sono chiusi, è impossibile acquistare i generi di prima necessità e nessuno osa uscire di casa, perché le strade sono pericolosissime. I cittadini di Abidjan sono «profughi nelle loro case»: ci sono cinque milioni di persone al limite della crisi umanitaria. Non c’è più acqua, né elettricità, né cibo, le persone stanno morendo, non è possibile portarle in ospedale, non possono avere accesso ai servizi igienici o sanitari.

Dal punto di vista militare su quali forze può fare ancora affidamento Gbagbo?

I generali dell’esercito, la marina e l’aviazione lo hanno abbandonato. Con lui combattono però ancora i mercenari della Liberia, i giovani miliziani, ragazzi di 18-25 anni che non fanno parte dell’esercito, e i paramilitari. Gbagbo è barricato nel suo bunker, ma non vuole arrendersi.

Per quale motivo i negoziati di pace si sono interrotti?

Per ben quattro mesi tutte le principali istituzioni internazionali, tra cui l’Onu, l’Unione Africana e l’Ecowas (la comunità dei Paesi dell’Africa Occidentale, Ndr) hanno chiesto in modo pacifico a Gbagbo di dimettersi. Nel frattempo, lo sterminio di civili innocenti proseguiva con omicidi perpetrati nel modo più atroce. Anche in questa ultima fase, nella sola Abidjan sono assassinate tra 50 e 80 persone ogni giorno. E quanti mesi dovremmo passare ancora a trattare, mentre la nostra gente sta morendo?

Forse affidare i negoziati all’ambasciatore francese non è stata la scelta migliore…


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