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Esteri

COSTA D’AVORIO/ Il ministro Achi: con Ouattara saremo come il Sudafrica di Mandela

Le forze di Ouattara in Costa d'AvorioLe forze di Ouattara in Costa d'Avorio

Le persone che sono state coinvolte in abusi e omicidi, dovranno comparire di fronte al Tribunale penale internazionale, che rappresenta una garanzia di imparzialità. Quanti invece hanno sostenuto Gbagbo, ma non sono stati coinvolti in delitti contro i diritti umani, sono certo che riusciranno a comprendere la necessità di cambiare e il modo per farlo.

E Gbagbo?

Ouattara ha ordinato di lasciarlo in vita, perché vuole che compaia di fronte al tribunale: la sua rieducazione dovrà diventare un modello per il Paese. E’ solo infatti grazie a un processo giusto che è possibile conoscere la verità. Proprio perché vogliamo che la riconciliazione del Paese possa avvenire per davvero, noi non abbiamo nulla da guadagnare dall’uccidere Gbagbo.

Come valuta l’intervento dell’Onu in Costa d’Avorio?

L’intervento delle Nazioni Unite è stato provvidenziale, perché ha permesso di prevenire ed evitare un numero di morti ancora più grave. Il 7 aprile, nel giorno del 17esimo anniversario di uno dei più terribili genocidi della storia, il presidente del Rwanda, Paul Kagame, ha dichiarato: «Grazie a Dio l’Onu in Costa d’Avorio sta agendo rapidamente, perché è stato proprio per il suo mancato intervento che in Rwanda abbiamo avuto un milione di morti in 100 giorni».

C’è anche una componente religiosa nella guerra in Costa d’Avorio?

No. La Rhdp, cioè la coalizione che si oppone a Gbagbo, è composta da due partiti: quella del musulmano Ouattara e quella dell’ex presidente cristiano della Costa d’Avorio, Henri Konan Bédié. Inoltre in Costa d’Avorio in passato non ci sono mai stati problemi religiosi, e anche i matrimoni tra persone appartenenti a fedi differenti sono frequenti.

Quali altri problemi dovrete affrontare se riuscirete a sconfiggere Gbagbo?

I problemi legati alla carenza di cibo, alla mancanza di lavoro e alla povertà. Devono essere queste le priorità in un Paese in via di sviluppo, anche perché se sei in grado di creare lavoro e occupazione, tenendo impegnati i giovani, impedisci che si crei lo spazio per le ribellioni e per le guerre. Inoltre daremo moltissimo spazio alle associazioni non profit, perché crediamo che nei Paesi del Terzo mondo ci sia bisogno di sviluppare le capacità, di formare e di organizzare le persone, di insegnare loro a risolvere i loro problemi da soli. Proprio per questo, Ouattara ha assicurato che creerà le condizioni affinché le Ong di tutto il mondo possano venire a lavorare in Costa d’Avorio.

 

(Pietro Vernizzi)

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