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GIAPPONE/ L'esperto: Fukushima non sarà un'altra Chernobyl

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Dipende ovviamente da come la si affronta. I giapponesi avevano preso delle precauzioni che ritenevano fossero sufficienti, ma forse più che coraggiosi erano stati un po’ temerari. Costruire centrali nucleari in una zona soggetta a terremoti come il Giappone non è stata una delle scelte più felici. Se quindi la sicurezza assoluta non esiste, in situazioni che non presentano particolari problemi di sismicità, il nucleare può essere considerato un’energia con un rischio accettabile.

E questa sua affermazione vale anche per l’Italia?

A essere a rischio sismico non è l’intera Italia, ma solo una parte. La Pianura padana è una delle strutture sedimentarie più solide, tanto è vero che una centrale era stata messa a Caorso. Bisogna aspettare che siano tratte tutte le dovute conclusioni e chiaramente sia per i reattori in esercizio che per quelli futuri, bisogna ripensare a delle norme di sicurezza tali che tengano conto anche di eventi con bassissima probabilità. Aumentando quantomeno le norme di sicurezza, sia modificando e implementando i reattori vecchi, sia costruendo quelli nuovi con criteri più stringenti.

E in che modo le regole possono essere adeguate a quanto è avvenuto in Giappone?

La Ue sta definendo appunto queste nuove regole. Dopo 40 o 50 anni, i reattori saranno dismessi, e questo impatterà notevolmente sull’estensione della vita di quelli vecchi. Negli Usa c’è già un 65% dei reattori cui è stato estesa la vita da 40 a 60 anni, e lo stesso provvedimento è in arrivo anche per altre 35 centrali. Occorrerà quindi entrare di più nel dettaglio per vedere quali garanzie di sicurezza richiederà questa estensione della vita. Per quanto riguarda invece i nuovi reattori, andranno definite sia le garanzie sul luogo dove saranno messi, in base al rischio di sismicità, alluvione e altri eventi simili, sia sulle probabilità di eventi eccezionali che potrebbero capitare e che potrebbero suscitare anche un incidente. Con i reattori di terza generazione, anche in caso di fusione del nocciolo all’esterno non si hanno fuoriuscite. C’è una probabilità di 10 alla meno 8, cioè una su 100 milioni, che possa fuoriuscire qualcosa. Mentre per le centrali come Fukushima la probabilità è di un caso su 100mila.

 

(Pietro Vernizzi)

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