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GIAPPONE/ Così Governo e Tepco possono creare un nuovo disastro

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La scossa di magnitudo 7.1 di giovedì scorso e quella di magnitudo 6.3 di martedì, che hanno fatto rinascere la paura nella popolazione, fortunatamente non sembrano aver provocato ulteriori danni, e le operazioni di messa in sicurezza dell’impianto continuano. Dopo la forte scossa di assestamento di giovedì sono state segnalate delle perdite di acqua radioattiva nella centrale di Onagawa, nella prefettura di Miyagi, ma non sono stati rilevati degli aumenti di temperatura nelle piscine contenenti il combustibile spento, né un aumento di radiazioni nelle zone limitrofe.

Potrebbero volerci almeno 10 anni e centinaia di milioni di dollari per rendere sicura la centrale e le aree circostanti e rimuovere le barre di combustibile, dicono gli esperti della Toshiba, l’azienda che ha fornito 4 dei 6 reattori dell’impianto. L’ipotesi più plausibile rimane quella di smantellare la centrale e ricoprire la zona con cemento e acciaio e lasciare decadere la radioattività per almeno 60 anni. Elementi altamente radioattivi come il plutonio e il cesio sono stati rilevati a circa 25 km di distanza dalla centrale e il terreno potrebbe rimanere incoltivabile per anni come nel caso di Chernobyl, con gravi danni a livello economico per la prefettura.

Il Governo di Tokyo e la Tepco si trovano al centro di polemiche nella comunità internazionale, colpevoli di non aver informato in anticipo e con dovizia di particolari riguardo la decisione di rilasciare in mare acqua contaminata proveniente dagli impianti danneggiati, per far posto all’acqua ancor più radioattiva proveniente dal reattore 2. Russia e Corea del Sud si sono dette “dispiaciute” che il Governo giapponese non li abbia informati per tempo della decisione.

Secondo il ministro degli Esteri Takeaki Matsumoto la decisione presa dalla Tepco non è in contraddizione con la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, ratificata anche dal Giappone e che obbliga gli Stati a minimizzare la dispersione in mare di sostanze tossiche, ma in questo caso il Paese deve rendersi conto che il problema del nucleare non può e non deve essere considerato soltanto a livello locale, ma interessa tutto il mondo. La Tepco per il momento rassicura, dichiarando che i livelli di radioattività dell’acqua scaricata in mare non sono pericolosi per la salute, ma al momento gli effetti di un rilascio prolungato non sono quantificabili.