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ITALIANO UCCISO/ La cooperante: ecco perché Arrigoni aveva scelto di restare a Gaza

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

L’ho incontrato in Italia durante la presentazione del suo libro, Restiamo umani, e poi siamo rimasti in contatto. Mi ha dato fin dall’inizio l’impressione di una persona molto passionale.

Le ha parlato delle motivazioni per cui si trovava in Palestina?

Sostenere i diritti umani e la causa della libertà del popolo palestinese. Questo era quello che voleva. Ed è per questo che ha scelto di restare a Gaza, nonostante gli avessero proposto di trasferirsi altrove. Gli avevano offerto la possibilità di fare un tour per presentare il suo libro, tornando tra l’altro in Italia, ma lui aveva deciso che il suo posto era a Gaza, e non voleva restare in nessun altro luogo al mondo.

Dopo quanto è capitato non le è venuto il pensiero di tornare in Italia, o quantomeno di difendere la sua sicurezza?

No, c’è l’idea di continuare ugualmente, indipendentemente da quanto è avvenuto, anzi a maggior ragione. Inoltre, non abbiamo mai sentito il bisogno di prendere provvedimenti per nostra sicurezza e non stiamo pensando di cambiare la nostra posizione ora.

Che cosa la spinge a non mollare?

Il fatto di riconoscere che qui in Palestina c’è un bisogno. E quindi il bisogno permane indipendentemente da tutto, inclusi gli eventuali rischi dopo quanto è accaduto a Vittorio.

C’è qualche circostanza che l’ha colpita particolarmente da quando è qui?

Qui in Cisgiordania mi capita quotidianamente di essere colpita, perché la povertà è molto più diffusa in Palestina di quanto si possa pensare. Quindi basta camminare per le strade, o visitare un campo profughi, in qualsiasi contesto lo si può vedere.

Com’è la situazione nei campi profughi?