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Esteri

ITALIANO UCCISO/ La cooperante: ecco perché Arrigoni aveva scelto di restare a Gaza

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Nei campi è tutto gestito dall’Unrwa (United Nations Relief and Works Agency, Soccorso delle Nazioni Unite e Agenzia per i Lavori, ndr). La disoccupazione in Cisgiordania è molto alta e negli ultimi anni è addirittura peggiorata, nei campi profughi è superiore al 70 percento. Anche per quanto riguarda la sanità la situazione è problematica, in quanto non esiste un sistema sanitario nazionale perché la Palestina non è uno Stato. Quindi ci sono vari attori che operano: l’Unrwa si occupa dei campi profughi, c’è il ministero della Salute palestinese e ci sono anche molti donatori internazionali, per esempio molti dei malati palestinesi vengono spostati all’estero. Ma essendoci un contesto di occupazione, i margini di manovra per gli enti non profit sono ristretti.

Che cosa fa tutto il giorno un 20enne disoccupato che vive in un campo profughi?

È un bel problema, molti giovani cercano di andare a studiare, di iscriversi all’università, chi può emigra.

La situazione in Cisgiordania è simile a quella della Striscia di Gaza?

No, esiste una marcata differenza tra la Cisgiordania e la Striscia, dove c'è il blocco di Israele all'importazione di certi beni umanitari e materiali di costruzione. Ed è proprio per questo motivo che serve un permesso particolare per entrare in Gaza, tanto che noi che ci troviamo nella West Bank non abbiamo il lasciapassare per la Striscia.

Si percepisce un’ostilità verso gli stranieri?

Per quello che abbiamo vissuto noi no, almeno non da parte delle persone che abbiamo incontrato da quando siamo arrivati a Betlemme.

Da dove è nata la sua passione per la Palestina?

Avevo fatto altre esperienze in Medio Oriente, e in particolare in Giordania, quindi avevo scelto la Palestina per questo motivo. Il progetto mi interessava, perché ci occupiamo del sostegno umanitario alle fasce più deboli, in particolare della sanità e dello sviluppo economico della società. E del resto è una passione che ho sempre avuto, in quanto all’università ho studiato cooperazione internazionale. Volevo occuparmi dei Paesi del Terzo mondo, e dopo diverse esperienze in Medio Oriente ho deciso di continuare sempre nella stessa area geografica.

(Pietro Vernizzi)

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