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Esteri

VITTORIO ARRIGONI/ Il cooperante: le nostre opere, primo rimedio contro l'odio e le divisioni

La morte di Arrigoni sfida la domanda di senso che si pongono tutti coloro che lavorano in quelle terre. La lettera di ALBERTO REPOSSI, responsabile Avsi a Gerusalemme

Vittorio Arrigoni (Ansa)Vittorio Arrigoni (Ansa)

Caro direttore,

il drammatico epilogo del rapimento e dell’uccisione di Vittorio Arrigoni a Gaza mi ha portato, grazie anche alla reazione di molte persone a me vicine, a non lasciar passare questa vicenda senza interrogarmi sul significato che questo fatto può avere innanzitutto per me che, cooperante come Arrigoni, sono a Gerusalemme da quasi tre anni per l’Associazione volontari per il servizio internazionale (Avsi).
Alla notizia dell’uccisione mi è tornata nitida, come nella luce di un lampo, la sensazione di incredulità che mi prese quando ci fu l’attentato alle Torri Gemelle l’11 settembre; allora rimasi impietrito nel sapere che mentre si comunicava la notizia ed il numero dei morti, nei campi palestinesi si festeggiava. Mi domandavo quale odio può crescere nelle persone e nei popoli verso altri uomini e donne che muoiono innocenti senza un motivo. Così è stato per Arrigoni. L’odio si rende sempre evidente nella sua drammaticità e insensata incredulità.
Qui in Palestina ci sono muri dappertutto e dai diversi significati. Per gli ebrei il “Muro del Pianto” è anche uno dei luoghi più sacri, ma ci sono altri muri, come quello di divisione tra Israele e Palestina, che continua a crescere, e come un serpente si introduce tra le case decidendo della vita di migliaia di persone. Fuori o dentro!, a seconda della parte in cui si ha la fortuna di guardarlo.
Ma la morte di Vittorio Arrigoni ci mostra che questi muri di pietre e cemento armato visibili a occhio nudo sono solo l’apice (ma anche il terreno fertile) della crescita di muri ben più alti, forti e insidiosi perché nascosti. Muri che sono nel cuore delle persone e dei diversi popoli ma, è qui la dimostrazione, anche tra la gente di uno stesso popolo. I muri delle ideologie che in nome di rivendicazioni giuste, ma assolutizzate, diventano mostri ciechi e violenti che si scagliano con fare machiavellico contro chi, nemico o amico fino a poco prima, si giudica contrario al proprio “disegno di salvezza”: tutto è permesso, se è per lo scopo...