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VITTORIO ARRIGONI/ Il cooperante: le nostre opere, primo rimedio contro l'odio e le divisioni

Pubblicazione:lunedì 18 aprile 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 18 aprile 2011, 12.21

Vittorio Arrigoni (Ansa) Vittorio Arrigoni (Ansa)

Dello stesso tenore fu il messaggio ai genitori, agli insegnanti e agli educatori - e qui mi ci metto anche io, lavorando con le scuole - di cui colse profondamente il desiderio, e nello stesso tempo la preoccupazione, di vedere crescere i propri figli cercando di assicurare loro tutto il bene possibile, esortandoli a non desistere da questa strada piena di salite e di burroni, ma unica reale possibilità. Ed infine il messaggio alla comunità internazionale e ai due Stati, in cui ribadì con chiarezza e semplicità che la pace si dimostra in passi concreti, innanzitutto nel credito di fiducia che occorre dare all’altro, per poter pianificare insieme e realizzare le azioni necessarie che conducono ad una soluzione pacifica e duratura.
Sulla scia delle sue parole, io credo fermamente che occorre non lasciarsi vincere, soprattutto per quelli che a Vittorio erano più vicini, dalla rabbia e dall’odio per questa morte così ingiusta. Sempre mi ritorna alla mente quel che mi disse un giorno un mio amico arabo, dopo che delle manifestazioni di protesta avevano aumentato le misure di pressione israeliane: “voi occidentali venite qui con le vostre idee di libertà e giustizia, e le volete applicare, ma quando vedete che nel tempo i vostri sforzi non cambiano niente e anzi la situazione peggiora, vi arrabbiate e protestate con veemenza. Ma così facendo finite per fomentare il rancore, l’odio e la divisione più di quanto già ci sono e quindi fate ancor più male al popolo palestinese che vorreste aiutare”. Io non ho la soluzione in tasca, ma certamente se cediamo al rancore e alla rabbia, e alla fine al cinismo, questo finirà per portare ancora più violenza. E diventeremo ciechi nel riconoscere e quindi nel gioire dei piccoli successi che comunque in questa terra, piena di contraddizioni, ci sono e che bisogna continuamente sostenere.

Alberto Repossi
Responsabile Avsi a Gerusalemme




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