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Esteri

ITALIANO UCCISO/ Arrigoni, vittima dell’odio tra Hamas e salafiti

Foto: AnsaFoto: Ansa

Secondo: la morte non è avvenuta in diretta televisiva. Anche questo punto è controverso. Dei salafiti si conosce poco, è vero. Sappiamo però che sono da sempre affiliati ad Al-Qaeida. Ed è difficile ipotizzare che la longa manus di questi esibizionisti signori della morte abbia perso un'occasione così ghiotta per mostrare a tutti i media l'efferatezza della loro crudeltà.

Terzo e ultimo punto: a Gaza è impossibile entrare in un supermercato e fare la spesa senza che Hamas non lo venga a sapere. Fuor di metafora, il controllo sulla striscia da parte del governo è pressochè assoluto. E Arrigoni, che era molto vicino al movimento, aveva avuto da tempo la garanzia di una completa protezione. All'improvviso però viene rapito, e dopo qualche ora – senza la minima interferenza - viene ucciso brutalmente con una corda metallica. Poco dopo il portavoce di Hamas in doppiopetto si rivolge alle principali televisioni del mondo e durante la conferenza stampa punta il dito contro gli “estremisti”: “Li abbiamo già arrestati”, dice. E con le stessa rapidità con cui i suoi compatrioti miliziani hanno catturato gli assassini, precisa: “Noi non siamo estremisti, quello che è avvenuto è contrario ai nostri valori”. Fine della storia. I buoni hanno già fatto giustizia sui cattivi.

Ma chi ha ucciso Arrigoni? Siamo sicuri si tratti solo di una cellula impazzita riconducibile ai salafiti? O forse si è trattato di un gesto che ha permesso agli esponenti di Hamas di presentarsi come “i nuovi gentiluomini della striscia”? In giacca e cravatta, sorridenti davanti alla stampa, pronti a far la pace con tutti tranne che con Israele? Staremo a vedere. Certo che a volte è anche l'abito a fare il monaco.

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