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Esteri

LETTERA/ L’addio a Vittorio Arrigoni da una cooperante e grande amica

Questa settimana, racconta la cooperante, Gaza ha perso un grande amico. La gente di Gaza si sentirà un po’ più sola, i bambini avranno un amico in meno con cui giocare

Foto: AnsaFoto: Ansa

Dopo l’intervista ho sentito che volevo scrivere un giusto addio a Vittorio, che fosse sì passionale e scritto di getto, ma che mi desse il tempo di pensare lucidamente, cosa che non sono riuscita a fare per giorni, dopo la scomparsa di Vittorio. Volevo che il mio addio fosse completo per questo martire della solidarietà, perché si sapesse che persona lui fosse, e perché i palestinesi lo amassero con tutto il loro cuore. Perché Vittorio era palestinese a tutti gli effetti. Si sentiva tale, anche se come lui stesso diceva, “Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana.”

Vittorio era tornato a Gaza dal mare, perché in Israele non ci poteva più entrare, lì era stato torturato e incarcerato. E per questo la madre si è opposta a fare trasportare la salma da Israele, che non ha voluto Vittorio neanche da vivo.

Questa settimana Gaza ha perso un grande amico. La gente di Gaza si sentirà un po’ più sola, i bambini avranno un amico in meno con cui giocare, i lavoratori un compagno in meno con cui andare nei campi, o nel mare a pescare.

Addio al guerriero della pace che trascorreva le sue giornate tra i bambini, tra i contadini, tra i pescatori.