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SIRIA/ Geninazzi: Assad e l’"effetto Iraq" tengono l’occidente sotto scacco

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In Siria i cecchini hanno aperto il fuoco sulla folla (Ansa)  In Siria i cecchini hanno aperto il fuoco sulla folla (Ansa)

Anche in Egitto purtroppo le grandi speranze che c’erano nella rivoluzione di piazza Tahrir oggi non ci sono più. Perché quell’avanguardia che ha portato centinaia di migliaia di persone in piazza, oggi sembra in difficoltà. La cosiddetta rivoluzione del 25 gennaio attraversa una fase difficile perché si fanno sentire sempre di più le voci dei radicali islamici. E non parlo dei Fratelli musulmani, bensì dei salafiti, che vogliono imporre con la violenza l’applicazione assolutamente integrale della legge coranica. Quindi anche lì la situazione sta diventando critica.

E in Siria com’è la situazione?

In Siria c’è grande paura di finire come l’Iraq. Il clan familiare del dittatore Assad, che si regge sulla repressione, rappresenta una piccolissima minoranza, quella alawita, in un Paese a stragrande maggioranza sunnita. Proprio per questo motivo, Assad ha sempre protetto le altre minoranze religiose. Ha accolto per esempio i cristiani che scappavano dall’Iraq, come cento anni fa la Siria aveva accolto i cristiani armeni che scappavano dalla repressione turca. Quindi si può ben capire il punto di vista dei cristiani.

Intende dire che spera che Assad non cada?

Noi cristiani d’occidente dobbiamo tenere presenti tutti i fattori in gioco, e non solo una parte. La realtà è che c’è un regime dittatoriale che è contestato da moltissima gente. E dobbiamo tenere presenti non solo i cristiani siriani, ma anche le comunità vicine. Per esempio i cristiani del Libano, l’unico Paese arabo dove i cristiani fino a poco tempo fa rappresentavano la maggioranza, non sarebbero così dispiaciuti della caduta del regime di Assad. Quindi la partita è molto complicata e intricata.

Ma Assad ha davvero difeso i cristiani, o lo ha fatto solo a parole?

Non dico che i rapporti siano idilliaci. Io però mi ero recato in Siria ai tempi della visita di Giovanni Paoli II, nel 2001, quando il giovane Assad aveva appena preso il potere. E posso testimoniare di avere trovato un clima di tolleranza reciproca che all’epoca era molto importante. Oggi invece la Siria rischia il salto nel buio. Nessuno sa che cosa vorrà la maggioranza sunnita e quali forme potrà prendere nelle sue derive più radicali. Questo scenario ricorda quello irakeno del dopo Saddam, quando i sunniti si sono ribellati agli sciiti che volevano prendere il potere e i cristiani hanno fatto la fine del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro.

C’è però una differenza fondamentale. In Iraq c’è una maggioranza sciita, mentre in Siria invece è sunnita...



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