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SIRIA/ Geninazzi: Assad e l’"effetto Iraq" tengono l’occidente sotto scacco

In Siria i cecchini hanno aperto il fuoco sulla folla (Ansa) In Siria i cecchini hanno aperto il fuoco sulla folla (Ansa)

Lo schema però è identico. Dopo la caduta di Saddam i sunniti si sono sentiti schiacciati da una comunità prima di allora repressa come quella sciita, e si è scatenata la guerra civile. La stessa cosa potrebbe ripetersi anche in Siria, perché i sunniti potrebbero sentirsi in dovere di compiere delle vendette contro chi per 50 anni li ha sempre tenuti ai margini e repressi, cioè sciiti e alawiti.

Quali effetti produrrebbe la caduta di Assad sull’intero Medio Oriente?

Il punto più delicato è proprio questo ruolo geostrategico, e qui il problema è la strettissima alleanza con l’Iran. In apparenza, l’Occidente ha tutto l’interesse a far cadere Assad, alleato con un nostro nemico come Ahmadinejad. In realtà non si sa che cosa può succedere dopo. E qui i giochi che si aprono sono molti. Anche la Turchia per esempio sta giocando un ruolo molto importante, vuole avere un ruolo di mediatore nella stagione delle primavere arabe.

Come valuta invece la situazione in Libia dopo la caduta di Misurata?

Gheddafi sul piano militare si trova in difficoltà, se è vero, come dicono gli analisti americani, che l’esercito ha perso il 40% dei suoi potenziali. Siamo davanti a una guerra lunga, anche perché da un punto di vista militare la Nato non sembra avere schiacciato l’acceleratore. Continuano gli attacchi, i raid aerei, i danni collaterali. Ma la coalizione dei volenterosi non è poi così volonterosa. Sul piano politico siamo davanti a un grande empasse, con gli Stati Uniti che stanno dietro le quinte, inviano droni ma non si giocano totalmente come in altre situazioni. Manca una strategia politica, l’indebolimento militare di Gheddafi non produrrà quindi grandi effetti nel breve periodo.

(Pietro Vernizzi)

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