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LIBIA/ 1. Jean: Berlusconi, qui si rischia un nuovo Vietnam

Un lanciamissili in Libia (Foto: ANSA) Un lanciamissili in Libia (Foto: ANSA)

Questo è un grosso punto interrogativo. Nessuno ha mai definito che cosa vuole la Nato, perché siamo intervenuti in Libia, quale sarà il punto raggiunto il quale potremo dire: «Missione compiuta, adesso ci ritiriamo». Nelle riunioni del Gruppo di contatto, era stato chiesto al segretario generale dell’Onu di definire l’assetto finale che dovrebbe raggiungere la Libia nelle intenzioni della comunità internazionale. In linea teorica la risoluzione delle Nazioni Unite parla di «protezione della popolazione civile». Ma evidentemente questo obiettivo non lo si ottiene con una «no fly zone». Prima dell’intervento della Nato, Robert Gates, segretario americano alla Difesa, aveva affermato letteralmente che una «no fly zone» sulla Libia non avrebbe risolto nulla e chi proponeva questa misura era da inviare a un ospedale psichiatrico. E invece è proprio quello che è stato stabilito dalla risoluzione Onu.

Quindi qual è il vero obiettivo dei «volonterosi»?

Quello che Obama ha sostenuto fin dall’inizio, e che è stato confermato anche da Francia, Gran Bretagna e Italia, è che non è possibile una stabilizzazione della Libia finché Gheddafi rimane al potere. Ma Gheddafi non controlla la Libia da solo: le basi del suo potere sono infatti le tribù, tra cui soprattutto quella dei Warfalla. Una volta quindi che il Colonnello sarà stato cacciato, le tribù rimarranno al loro posto e non accetteranno il dominio dei ribelli della Cirenaica. Quello che occorrerebbe è una consultazione con i capi di queste tribù, perché solo in questo modo si può evitare che, una volta caduto Gheddafi, la situazione precipiti nell’anarchia o in una guerra civile senza fine. La cacciata di Gheddafi potrebbe cioè produrre un effetto simile allo scioglimento dell’esercito irakeno da parte dell’ambasciatore americano Bremer, che ha eliminato l’unica forza che poteva evitare l’esplosione del caos in Iraq.

Quanto sono influenti le tribù della Tripolitania?

Nella Tripolitania si trova il 66% della popolazione libica, nella Cirenaica controllata dai ribelli il 26-27%, il resto è nel Fezzan. Bastano questi dati per comprendere che sicuramente il potere di Gheddafi si basa su un consenso abbastanza forte da parte della popolazione libica. Lo si vede anche dalle unità dell’esercito che si battono senza sbandarsi, perché sono composte da soldati di tribù che sostengono Gheddafi.

Perché, dopo che Gheddafi ha annunciato il ritiro da Misurata, gli attacchi contro i ribelli sono continuati?



COMMENTI
26/04/2011 - La guerra non risolve la crisi sociale libica (Vittorio Brambilla di Civesio)

Siamo contrari a una guerra che coinvolge inevitabilmente gli abitanti delle tribù libiche della Tripolitania che non accetteranno mai un predominio della minoranza dei ribelli della Cirenaica, e che si riverseranno sulle coste italiane con costi economici per noi non più sopportabili. Come spiega il Vescovo di Tripoli, si è fatto ricorso alla guerra senza tentare la via diplomatica mentre c'erano spazi. La guerra crea una spirale distruttiva dalla quale è difficile uscire. L'ipocrisia e il pregiudizio nei confronti di Gheddafi hanno prevalso, prendendo decisioni avventate e irresponsabili: c'era amicizia, ora l'obiettivo è l'eliminazione fisica (Sic!). Anche quando il ministro Frattini e La Russa hanno iniziato a dichiarare che Gheddafi non era più l'interlocutore chiudendo la nostra ambasciata a Tripoli, hanno dimostrato la menzogna e la sudditanza dell'Italia, che invece di assumere subito l'iniziativa politica e dettare le condizioni è rimasta ferma ricalcando a scoppio ritardato le mosse sbagliate e rovinose di Francia e GB: Craxi e Andreotti in passato ci hanno meglio rappresentato, facendo valere la nostra posizione anche se contraria agli USA. I nostri ministri cosa diranno alle famiglie italiane: onere di circa 1000 € annui per aumento petrolio, ecc. A ottobre quando servirà il gas (14%) e il petrolio (24%) importato dalla Libia, se nell'est Europa o altrove viene meno un'altra fonte, gli italiani come affronteranno l'inverno? Urge non omologarsi e mediazione con Tripoli.

 
26/04/2011 - Democrazia sive tirannia (continua) (celestino ferraro)

Fini umanitari, addotti come dirimente, ci fanno restare alla finestra a guardare lo spettacolo osceno delle morti provocate dal tiranno. La NATO è l’Alleanza Atlantica, ma noi ci dichiariamo “non belligeranti” e aspettiamo che le castagne vengano tolte dal fuoco con le mani dei francesi e degli inglesi. Chiamarlo tradimento sarebbe il meno che si possa dire del nostro atteggiamento solidale col raìs. Obama telefona a Berlusconi e il nostro premier si affretta a dichiarare che BOMBARDEREMO la Libia, ma solo le basi militari. Insorge Bossi e fa sapere che la Lega non voterà mai un provvedimento che autorizzi i nostri aerei a bombardare la Libia: un casino umanitario velato dai fumogeni della pusillanimità. La Lega, ad onor del vero, si rifiutò anche di bombardare Saddam, Milosevic, l’Iraq, il Libano, l’Afghanistan, là dove la NATO (Alleanza Atlantica) riteneva necessario l’intervento armato. Se fosse dipeso dalla Lega i vari tiranni al potere nei Balcani e in M.O., sarebbero ancora lì a far vittime in attesa di un intervento taumaturgico dell’ottimo Bossi. Come finirà? La risposta di “Ciccio a Franco” è scontata: a schifìo finisce, a schifìo.

 
26/04/2011 - Democrazia sive tirannia (celestino ferraro)

Questa tarantella che a ore alterne frastorna i nostri timpani dovrà pur finire un giorno. Credo che sia il momento di ritornare alla cruda realtà e smetterla di beccarci a vicenda come gallinacei starnazzanti sull’aia. Non pare che il ridicolo abbia raggiunto il suo acme e i contendenti schiamazzano per richiamare su di sé i riflettori delle telecamere nazionali ed extra. È il fine ultimo della politica che i nostri politicanti praticano per dimostrare agl’increduli che anche senza veline o “escort”, ad adiuvandum, la fama e la gloria può essere a portata di Tv. Della politica, arte del governare, resta ben poco e di Machiavelli, un amanuense con le arie da politologo, il “Principe” delle barzellette accademiche. Siamo conciati male, la democrazia, quella che teorizza l’uguaglianza assoluta di tutti nei confronti di tutti, raccoglie il suo seminato e si è così diluito il meglio a favore del peggio e non ci resta che il peggio a dominare la nostra scena politica consueta e mediocre. Qualche sprazzo di luce talvolta fende l’oscurità e sembra che la lunga notte sia all’aurora: illusione. Le orde fameliche dei peggiori si avventano sul malcapitato e ne fanno scempio per impedirgli di cambiar le carte per la partita. Le corporazioni si coalizzano e, come l’idra di Lerna, danno vita alle teste che assumono il ruolo di estremi difensori, anticorpi patologicii della metastasi sociale che ci debilita.