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LIBIA/ 1. Jean: Berlusconi, qui si rischia un nuovo Vietnam

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Un lanciamissili in Libia (Foto: ANSA)  Un lanciamissili in Libia (Foto: ANSA)

E’ probabile che i responsabili di questi attacchi siano le tribù rimaste fedeli a Gheddafi, che agiscono in modo autonomo. Non mi risulta invece che provengano da unità dell’esercito regolare, che d’altra parte sono talmente mimetizzate tra i ribelli, da essere difficilmente distinguibili. In particolare, nella zona di Misurata c’è la tribù dei Warfalla, che continua ad appoggiare Gheddafi, e che è dotata di una notevole forza militare. Possibile quindi che a essere intervenuta sia stata quest’ultima.

Ma perché Gheddafi ha deciso di ritirare l’esercito, stando almeno alle sue dichiarazioni?

E’ una mossa tattica, dettata in primo luogo dal timore dell’escalation militare della Nato. Inoltre gli attacchi contro Misurata hanno risvegliato delle forti pressioni da parte dell’opinione pubblica occidentale sui governi. Misurata è rappresentata dai media di tutto il mondo come una città martire, un po’ come Sarajevo. Ma soprattutto, all’origine potrebbero esserci delle pressioni da parte delle tribù, che hanno chiesto a Gheddafi di interrompere i bombardamenti, garantendogli in cambio: «Ritira l’esercito e noi con le nostre milizie provvederemo a controllare la situazione».

Fino a che punto questi due mesi di guerra hanno indebolito Gheddafi?

Da un punto di vista militare, la disponibilità di armamenti e munizioni, concentrati in Tripolitania e nel Fezzan, gli consentono di andare avanti in modo piuttosto tranquillo. Sembra che abbia un tesoro di guerra di 6-7 miliardi di dollari in cash e oro, grazie a cui può assicurarsi il sostegno di Stati come Ciad, Niger e Algeria.

Che cosa ne pensa del piano di pace dell’Unione africana?

E’ un piano che prevede che Gheddafi rimanga al potere e sia considerato un interlocutore. Un’ipotesi che né Francia né Inghilterra né Italia né Stati Uniti sembrano volere prendere in considerazione. Significherebbe infatti una divisione in due della Libia che molto probabilmente sarebbe definitiva. E soprattutto, la legittimità dell’intervento internazionale si basa sulla risoluzione Onu, il cui presupposto è proprio il mantenimento dell’unità della Libia.

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
26/04/2011 - La guerra non risolve la crisi sociale libica (Vittorio Brambilla di Civesio)

Siamo contrari a una guerra che coinvolge inevitabilmente gli abitanti delle tribù libiche della Tripolitania che non accetteranno mai un predominio della minoranza dei ribelli della Cirenaica, e che si riverseranno sulle coste italiane con costi economici per noi non più sopportabili. Come spiega il Vescovo di Tripoli, si è fatto ricorso alla guerra senza tentare la via diplomatica mentre c'erano spazi. La guerra crea una spirale distruttiva dalla quale è difficile uscire. L'ipocrisia e il pregiudizio nei confronti di Gheddafi hanno prevalso, prendendo decisioni avventate e irresponsabili: c'era amicizia, ora l'obiettivo è l'eliminazione fisica (Sic!). Anche quando il ministro Frattini e La Russa hanno iniziato a dichiarare che Gheddafi non era più l'interlocutore chiudendo la nostra ambasciata a Tripoli, hanno dimostrato la menzogna e la sudditanza dell'Italia, che invece di assumere subito l'iniziativa politica e dettare le condizioni è rimasta ferma ricalcando a scoppio ritardato le mosse sbagliate e rovinose di Francia e GB: Craxi e Andreotti in passato ci hanno meglio rappresentato, facendo valere la nostra posizione anche se contraria agli USA. I nostri ministri cosa diranno alle famiglie italiane: onere di circa 1000 € annui per aumento petrolio, ecc. A ottobre quando servirà il gas (14%) e il petrolio (24%) importato dalla Libia, se nell'est Europa o altrove viene meno un'altra fonte, gli italiani come affronteranno l'inverno? Urge non omologarsi e mediazione con Tripoli.

 
26/04/2011 - Democrazia sive tirannia (continua) (celestino ferraro)

Fini umanitari, addotti come dirimente, ci fanno restare alla finestra a guardare lo spettacolo osceno delle morti provocate dal tiranno. La NATO è l’Alleanza Atlantica, ma noi ci dichiariamo “non belligeranti” e aspettiamo che le castagne vengano tolte dal fuoco con le mani dei francesi e degli inglesi. Chiamarlo tradimento sarebbe il meno che si possa dire del nostro atteggiamento solidale col raìs. Obama telefona a Berlusconi e il nostro premier si affretta a dichiarare che BOMBARDEREMO la Libia, ma solo le basi militari. Insorge Bossi e fa sapere che la Lega non voterà mai un provvedimento che autorizzi i nostri aerei a bombardare la Libia: un casino umanitario velato dai fumogeni della pusillanimità. La Lega, ad onor del vero, si rifiutò anche di bombardare Saddam, Milosevic, l’Iraq, il Libano, l’Afghanistan, là dove la NATO (Alleanza Atlantica) riteneva necessario l’intervento armato. Se fosse dipeso dalla Lega i vari tiranni al potere nei Balcani e in M.O., sarebbero ancora lì a far vittime in attesa di un intervento taumaturgico dell’ottimo Bossi. Come finirà? La risposta di “Ciccio a Franco” è scontata: a schifìo finisce, a schifìo.

 
26/04/2011 - Democrazia sive tirannia (celestino ferraro)

Questa tarantella che a ore alterne frastorna i nostri timpani dovrà pur finire un giorno. Credo che sia il momento di ritornare alla cruda realtà e smetterla di beccarci a vicenda come gallinacei starnazzanti sull’aia. Non pare che il ridicolo abbia raggiunto il suo acme e i contendenti schiamazzano per richiamare su di sé i riflettori delle telecamere nazionali ed extra. È il fine ultimo della politica che i nostri politicanti praticano per dimostrare agl’increduli che anche senza veline o “escort”, ad adiuvandum, la fama e la gloria può essere a portata di Tv. Della politica, arte del governare, resta ben poco e di Machiavelli, un amanuense con le arie da politologo, il “Principe” delle barzellette accademiche. Siamo conciati male, la democrazia, quella che teorizza l’uguaglianza assoluta di tutti nei confronti di tutti, raccoglie il suo seminato e si è così diluito il meglio a favore del peggio e non ci resta che il peggio a dominare la nostra scena politica consueta e mediocre. Qualche sprazzo di luce talvolta fende l’oscurità e sembra che la lunga notte sia all’aurora: illusione. Le orde fameliche dei peggiori si avventano sul malcapitato e ne fanno scempio per impedirgli di cambiar le carte per la partita. Le corporazioni si coalizzano e, come l’idra di Lerna, danno vita alle teste che assumono il ruolo di estremi difensori, anticorpi patologicii della metastasi sociale che ci debilita.