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LIBIA/ 2. Le tribù libiche decideranno la sorte di Gheddafi?

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Un bambino in Libia protesta contro la guerra (Ansa)  Un bambino in Libia protesta contro la guerra (Ansa)

La fase di stallo che sta interessando la guerra libica è stata scossa dall’annuncio del vice ministro degli Esteri libico Khaled Kaim riguardo allo stop delle operazioni militari lealiste a Misurata. Kaim ha aggiunto che il dialogo con i rivoltosi verrà portato avanti dai leader tribali locali; se nelle prossime ore non si arriverà ad un compromesso, saranno le stesse tribù a riprendere la lotta armata contro le truppe del neonato governo di Bengasi.
Mentre a Misurata, terza città libica, i ribelli più giovani hanno cominciato ad inneggiare alla liberazione della città, a Bengasi la cautela rimane d’obbligo. Improbabile affermare che Gheddafi voglia disfarsi di Misurata ritirando le proprie truppe, aprendo la strada ai rivoltosi verso Tripoli e rinunciando definitivamente al suo strategico porto commerciale. Le parole usate dal Ministro Kaim, tuttavia, sono state subito interpretate in modo estensivo da alcuni media: i lealisti non si sono ritirati da Misurata, bensì hanno semplicemente annunciato la volontà di sospendere le manovre offensive. Ciononostante la scorsa notte è ripreso il lancio di missili Grad verso la città e i combattimenti sono continuati. I rivoltosi nutrono ancora forti sospetti sulla buonafede del Colonnello dopo i diversi cessate-il-fuoco annunciati e disattesi dal leader libico.
La principale incognita rimane il ruolo delle tribù locali, nelle cui mani resta buona parte del futuro della guerra in Libia. Isolate da settimane dai rifornimenti provenienti dal porto di Misurata a causa dei combattimenti in corso, le tribù intendono convincere i ribelli a deporre le armi arrivando ad un’intesa. Il principale clan della Libia orientale è proprio il clan “Misurata” (dal nome della provincia in cui è insediato). Dalla Cirenaica a Misurata le tribù locali risultano frammentate da decenni tra i più tradizionalisti e coloro che vivono nei maggiori centri urbani. Ne deriva che la difficoltà maggiore che i ribelli si troveranno ad affrontare nella mediazione con le tribù lealiste saranno date soprattutto dalla frammentazione di queste ultime. Le principali delle quali sono la Kargala, la Tawajeer e la Ramla. A queste si aggiungono il clan el-Mahjoub, la famiglia Zamoura, la tribù Kawafi, la tribù Dababisa, la Zawaiya, la al-Sawalih e la al-Jarsha. Queste e altre tribù sono inoltre ramificate in decine di sotto-tribù, ciascuna con leader differenti. Nelle prossime ore occorrerà dunque verificare le loro posizioni: porteranno avanti posizioni unitarie o si realizzerà una spaccatura interna tra lealisti e filo-rivoltosi? Un funzionario del governo di Bengasi ha affermato che, in caso di fallimento del dialogo con i ribelli, le tribù lealiste potranno riprendere i combattimenti a Misurata raccogliendo circa 60.000 uomini pronti a riconquistare nel sangue il porto della città.



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