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Esteri

LIBIA/ 2. Le tribù libiche decideranno la sorte di Gheddafi?

Un bambino in Libia protesta contro la guerra (Ansa)Un bambino in Libia protesta contro la guerra (Ansa)

Mentre le prossime ore potrebbero essere decisive per il futuro di Misurata, sul fronte negoziale, che vede coinvolti svariati attori internazionali, i tentativi di dialogo continuano sottotraccia. Il ministro degli Esteri libico, Abdelati Obeidi, compirà a breve un viaggio verso Addis Abeba per riprendere il dialogo con l’Unione Africana. In agenda risultano nuove proposte diplomatiche che, tuttavia, appaiono al momento oscure nei dettagli e di dubbia riuscita. Gli ultimi tentativi, d’altra parte, sono falliti proprio a causa della radicalizzazione delle posizioni da parte delle parti interessate. La Nato e i ribelli restano categoricamente contrarie a qualsiasi proposta che non contempli l’abbandono del potere da parte di Gheddafi. Nel frattempo, il leader libico continua a mantenere aperti i canali diplomatici con Turchia, Grecia, America Latina e Russia. Negli ultimi giorni anche il Marocco, uno dei Paesi rimasti (parzialmente) immuni dalle rivolte, si è detto disposto a mediare tra la Nato e i ribelli da una parte e i Gheddafi dall’altra. L’impressione è che difficilmente si potrà arrivare in breve tempo ad una soluzione diplomatica a meno di sorprese. Così come appare complessa l’opera di mediazione tra le tribù lealiste e i ribelli presso Misurata.
Intanto i bombardamenti Nato continuano: la scorsa notte i raid alleati hanno colpito il quartier generale del Colonnello a Tripoli. Il complesso di Bab al-Aziziyah è stato danneggiato causando, secondo fonti libiche, 45 feriti e molti dispersi. Il recente via libera degli Stati Uniti per l’utilizzo dei propri droni, capaci di colpire con estrema precisione obiettivi al suolo, darà senza dubbio nuovo impulso ai bombardamenti alleati concentrandosi proprio su Misurata e Tripoli. Inoltre, dopo il Qatar anche il Kuwait ha deciso di intervenire concretamente al fianco del Governo di Bengasi, offrendo circa 177 milioni di dollari per sostenerli. Bengasi in questo modo continua a costruire una rete di supporto internazionale per riuscire a guadagnare aiuti concreti che sostengano l’esercito dei ribelli sul terreno di battaglia. La strada della mediazione, d’altra parte, appare ancora lunga e complessa. 

Luca Gambardella, analista di Equilibri.net


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