BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SIRIA/ I massacri di Assad preparano un nuovo "Libano"?

Pubblicazione:

Bandiere pro-Assad in Siria (Ansa)  Bandiere pro-Assad in Siria (Ansa)

Mentre il bilancio delle vittime si aggrava (sono circa 400 i morti dall’inizio della rivoluzione siriana) le immagini dei carri armati che entrano direttamente nella città di Deraa sparando sulle case rendono ormai esplicita la strategia del regime: Bashar al Assad ha deciso che massacrerà il suo popolo fino a quando le proteste non soffocheranno.
Ad un dittatore arabo che, in barba alla forma repubblicana del suo stato, ha praticamente ricevuto il potere per via ereditaria, trascinando fino al quarantottesimo anno la tenuta in vigore della legge d’emergenza e l’interdizione di ogni formazione politica alternativa a quella del partito Ba’ath, probabilmente sfugge del tutto quanto insanabile sia diventata la frattura tra lo spazio del potere e la sua legittimazione. Al livello interno quanto esterno. Poco deve essere servito al presidente siriano l’aver respirato un po’ di “aria liberale” - almeno per il periodo universitario - e poco importa, oramai, che a ordinare questo massacro sia stato lui in persona o la sua retroguardia. Perché, se da un lato è difficile prevedere quale possa essere la sorte ultima del regime, dall’altro appare chiaramente che, alienatosi ormai ogni forma di supporto legittimo, l’unico mezzo che resta ad Assad per continuare a governare sul suo popolo è l’uso indiscriminato della coercizione.
Il punto è delicato e merita di essere precisato: la violenza ha sempre costituito un fondamentale strumento di potere per il regime siriano, ma è la sua recente elezione all’esclusività che rende ogni potenziale equilibrio futuro tra governanti e governati estremamente difficile. Seppur dovesse sopravvivere all’intifada, il regime ne uscirebbe comunque più fragile, legittimato praticamente solo da se stesso e dalla propria forza coercitiva mentre l’inversione del cammino verso le libertà personali - che pure era stato pallidamente intrapreso - sarebbe drastica.
Ma non c’è solo questo. Reprimendo così violentemente la rivoluzione, la Siria si è giocata del tutto la sua collocazione e legittimazione internazionale. I governi occidentali hanno finora fatto finta di non accorgersi di cosa stava succedendo in Siria, sperando di trovare ancora un margine per non essere costretti a ostracizzare del tutto Bashar al Assad dal giro dei capi di Stato frequentabili.



  PAG. SUCC. >