Esteri
venerdì 29 aprile 2011
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Come spesso è accaduto nel Mediterraneo (basti pensare al conflitto israelo-palestinese), anche in Libia nessuna delle due parti in causa è in grado di sconfiggere l’altra sul campo di battaglia. Lo scontro finisce allora facilmente per diventare cronico con una scia di lacrime, di sangue e di distruzioni materiali e immateriali tendenzialmente senza fine. In una situazione del genere l’’intervento militare delle grandi potenze (Italia compresa) non solo non è affatto risolutivo, ma anzi esaspera e complica il conflitto.
Sostenere poi che possa soltanto consistere di bombardamenti “chirurgici” su obiettivi mirati è un insulto all’intelligenza sia di chi lo dice che di chi lo deve ascoltare. Sappiamo tutti che non è così, che una tale pretesa non ha mai trovato conferma nella realtà dei fatti. In circostanze del genere l’unica carta che è ragionevole giocare è quella, dicevamo, della mediazione forte.
Non è vero, comunque non è più vero che l’Italia non possa resistere alle pressioni delle potenze nordatlantiche. Non lo fu del tutto nemmeno i tempi della “Guerra fredda” quando con Andreotti la Prima Repubblica riuscì nonostante tutto in certa misura a tutelare l’interesse mediterraneo del nostro Paese.
Tanto più può esserlo adesso, a oltre vent’anni dalla caduta del muro di Berlino. Però occorre per questo non più agire empiricamente bensì avere un progetto di politica estera, orientato a mio avviso a fare dell’Italia un partner attendibile e importante per i Paesi danubiani e mediterranei: il membro del G8 e il Paese fondatore dell’Unione Europea più attento ai loro interessi e alle loro positive speranze di sviluppo.
mi perdoni la polemica osservazione dott.Ronza, ma è facile notare che quando qualche leader che la pensa probabilmente così punta a Roma per fare il ministro degli esteri (o si fa finta di prometterglielo) o qualche altro punta alla presidenza del parlamento europeo (o si fa finta di prometterglielo) nel recente passato, anche lontano dalle crisi internazionali di questi ultime settimane, viene rispedito a casa con altre nobili mansioni... Allora il problema non sono le idee.... E' peraltro vero che il mondo sta cambiando sempre più velocemente e in modo anche sempre meno controllabile dai soliti attori apparentemente; si apriranno altri spazi secondo lei? di cosa c'è bisogno?
leggo da più parti che non ci si poteva tirare indietro perchè facciamo parte della NATO: niente di più errato.forse sarebbe meglio che chi di dovere ci spiegasse invece se, con la superficialità e la dabbenaggine che ci distingue, abbiamo aderito (all'interno dell'Alleanza) a qualche forma di forza aerea di pronto impiego sperando che non se ne presentasse mai l'occasione. In tal caso quali erano (sono) i terms of reference? (o è vero che basta un fischio di obama...)?
quando gli USA "fischiano" e l'Italia accorre è perchè non può fare altro visto che fa parte della NATO. bisognerebbe chiedersi come l'italia possa essere più autorevole all'interno della NATO.
Tutte Sante Parole. Semplici, centrate, fondamentali. Disgraziatamente sembra che il resto della stampa non sia in grado di sostenere queste posizioni (peraltro condivise da ampi strati di popolo) quanto invece si prenda ampia e approfondita cura degli argomenti "deboli" inerenti alla biancheria intima dei politicanti. In altre parole, come possiamo fare una politica di mediazioni "forti" con una classe politica, una stampa e una magistratura "deboli", ripiegate su sé stesse?!
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