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SCENARIO/ 2. Herzog: dalla Libia alla Siria, tutti i rischi e le opportunità per Israele

Quanto sta accadendo in Nord Africa e in Medio Oriente non interessa solo l'Europa e gli Stati Uniti, ma anche Israele. Il punto di vista di MICHAEL HERZOG, editorialista di Haaretz

Folla in rivolta in Siria (Foto Ansa) Folla in rivolta in Siria (Foto Ansa)

«Lo Stato di Israele vede sia delle opportunità positive sia dei pericoli insiti nell’ondata di rivolte che stanno attraversando il Medio Oriente. La democrazia nei Paesi arabi può produrre risultati molto diversi, la storia ce lo insegna. Proprio per questo, la mancanza di iniziativa del governo israeliano non è stata la scelta più adeguata: questa occasione non va sprecata e occorre intensificare i nostri sforzi a favore della pace». Ad affermarlo è Michael Herzog, Brigadiere Generale della riserva dell’esercito israeliano, International Fellow del Washington Institute for Near East Policy, e che scrive spesso sul quotidiano Haaretz.

Herzog, in che modo il governo israeliano valuta quanto sta avvenendo nel mondo arabo?

Israele vede sia delle opportunità sia dei rischi in ciò che sta avvenendo attorno a noi. La maggior parte degli israeliani ha sempre pensato che la democrazia nel Medio Oriente sia un bene sia per la pace che per la stabilità. Per questo, Israele ritiene che ciò che sta avvenendo intorno a noi abbia un potenziale positivo. Dall’altro lato, vede sempre i rischi insiti nella transizione, poiché ci sono moltissime forze antidemocratiche nel Medio Oriente, a cui piacerebbe dirigere la transizione lontano dalla democrazia. E Israele con la sua propria storia è consapevole di questo forse più di altri e desidera che la transizione sia guidata nel modo giusto.

Israele finora sembra essere rimasto a guardare senza fare nulla. È davvero così?

Ciò che è avvenuto in Tunisia, Egitto e Siria non riguarda in prima battuta Israele, ma le situazioni interne di questi Paesi e le loro richieste di libertà, trasparenza e buongoverno. Israele non ha quindi la sensazione di un rischio imminente che lo riguardi, perché chi protesta è concentrato innanzitutto su questioni di politica interna. Ma è vero che gli sforzi per raggiungere la pace sono a un punto morto. E’ una lunga storia quella per cui siamo arrivati ora a una situazione in cui nessun processo di pace è in corso per trattative con i palestinesi. Dal mio punto di vista questa è una vera sfortuna, e ritengo che tutte le parti vi abbiano contribuito. Ritengo che sarebbe un bene se il governo israeliano rompesse gli indugi con una nuova capacità di iniziativa. Sfortunatamente i palestinesi, invece che verso negoziati, si stanno indirizzando verso iniziative unilaterali presso la comunità internazionale. Ma va anche detto che la stessa amministrazione Usa attualmente non ha le idee chiare su che cosa vada fatto.

Che tipo di iniziative dovrebbe intraprendere Israele?

Quando sono incominciate le rivoluzioni del Medio Oriente, la prima cosa che ho sperato è che dessero più energia agli sforzi per la pace tra Israele e Autorità Palestinese, che ritengo sarebbero l’opzione migliore per entrambe le parti in causa. Migliore soprattutto delle azioni unilaterali intraprese sia dai palestinesi sia dagli israeliani. Tutto ciò ha portato a un punto fermo, tanto che ci sarebbe bisogno di un aiuto dall’esterno, perché attualmente c’è una mancanza di fiducia reciproca tra le parti.

In che senso la situazione attuale presenta delle opportunità positive?