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SCENARIO/ 2. Herzog: dalla Libia alla Siria, tutti i rischi e le opportunità per Israele

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Folla in rivolta in Siria (Foto Ansa)  Folla in rivolta in Siria (Foto Ansa)

In primo luogo perché è un bene per i Paesi arabi il fatto che ci sia un movimento dal basso con persone che domandano dei diritti fondamentali. Inoltre, in una fase di grandi riforme, israeliani e palestinesi dovrebbero fermarsi un momento e riflettere sulle loro relazioni reciproche. So che la situazione di Israele e Autorità Palestinese è molto diversa da quella di Egitto e Tunisia, ma le richieste dei manifestanti riguardano anche un Medio Oriente migliore. Allora questo Medio Oriente migliore includerebbe anche il processo di pace tra Israele e Autorità Palestinese. 

Lei ha scritto su Haaretz: «La rivoluzione iraniana è davvero l’unico modello possibile? O forse l’attuale crisi contiene in sé la promessa di opportunità diverse?». È riuscito a trovare una risposta?

Se guardiamo alla storia recente, ci troviamo di fronte a esempi molto diversi. Da una parte la rivoluzione in Iran del 1979 che ha portato al potere Khomeini e le elezioni del 2006 in Palestina vinte da Hamas. Ma c’è anche la rivoluzione del 1998 in Indonesia, che ha portato alla democrazia e a uno Stato moderno. Nel caso attuale, è ancora molto presto per giudicare come andrà a finire. Molto dipenderà dal supporto che la comunità internazionale fornirà alle forze democratiche, assicurandosi che la transizione non sia agitata dalle forze anti-democratiche.

Ma questo è possibile solo con un intervento militare come in Libia, o esistono delle modalità più adeguate?

Di sicuro esistono altre possibilità. Innanzitutto, Paesi come Egitto e Tunisia da un punto di vista economico sono in una buona posizione, mentre altri hanno bisogno dell'assistenza dell'Occidente. Anche se ci si deve assicurare dell'uso corretto degli aiuti. Inoltre è possibile predisporre dei programmi per fare avanzare l’idea di democrazia, i diritti umani fondamentali e un sistema inclusivo che consenta a chiunque di partecipare al processo politico.

In quali dei Paesi del Medio Oriente è più probabile che si affermi la democrazia?

Sono tante le variabili in campo. Tuttavia, in Egitto non mi aspetto che i Fratelli musulmani diventino il partito al potere. È molto più probabile che entrino a fare parte della coalizione di governo pur senza guidarla. In Libia c’è una comunità divisa e si rischia uno stato prolungato di guerra civile. E tra gli stessi ribelli, alcuni hanno una mentalità laica, altri sono islamisti. Ritengo quindi che la Libia rimarrà divisa per un periodo di tempo abbastanza lungo. In Siria è tutto da vedere se Assad cadrà. Ma nel caso in cui ciò avvenisse, non penso che i Fratelli musulmani si impadronirebbero del potere: probabilmente salirebbe al governo una maggioranza sunnita con un’impostazione islamica moderata. In ogni caso, non mi aspetto che la maggior parte di questi Paesi, incluso l’Egitto, si trasformi in una democrazia completamente simile a quelle occidentali.

E che tipo di democrazia si aspetta?



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