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IL CASO/ In Siria un milione di cristiani rischia un nuovo Iraq

Pubblicazione:martedì 5 aprile 2011

Il presidente siriano Assad partecipa a una festa cristiana (Ansa) Il presidente siriano Assad partecipa a una festa cristiana (Ansa)

Perché dunque il discorso dei cristiani siriani è così ferventemente a favore del regime? C’è sicuramente una tradizione storica che fa della Siria un baluardo della tolleranza nei confronti dei cristiani. È anzi proprio in questo paese che le comuni radici lontane di islam e cristianesimo sembrano trovare la loro glorificazione: nella moschea degli Ommayadi di Damasco è sepolto - si dice - Giovanni Battista e qui si trovano i più importanti centri di pellegrinaggio cristiano della regione. I vecchi emiri di questo paese, inoltre, hanno sempre accolto i cristiani provenienti dal resto del mondo arabo: gli armeni che sfuggivano al genocidio turco, per esempio, si diressero in larga parte in questa terra; Fakkredine II strinse poi un’alleanza così forte con i maroniti da aiutarli a porre le basi, sui monti tra Damasco e la valle della Bekka, a quello che poi diventò il Libano moderno, lo stato decisamente più cristiano del mondo arabo.
Ma veniamo al regime siriano attuale. Esso è - come dice il patriarca Gregorio III - un paese fortemente basato sulla laicità, principio che, d’altra parte, è inscritto nell’ideologia del partito Baath, il cui fondatore, Michel Aflaq era, tra l’altro, un siriano di confessione cattolica. In Siria, come nell’Iraq di Saddam Hussein, come nell’Egitto di Mubarak, i cristiani sono sempre stati protetti dal potere anche in funzione di bilanciamento delle forze islamiste che hanno sempre rappresentato la più forte minaccia per i regimi militari arabi nazionalisti e socialisti.
L’autoritarismo di questi paesi ha, dunque, usato le comunità cristiane per accrescere la sua base di legittimità contestata dalle forze islamiche rivendicatrici di uno stato a carattere religioso. Non dimentichiamo che il primo attore a esprimersi pubblicamente a favore di Mubarak nel momento dell’esplosione della rivoluzione egiziana è stato proprio la massima autorità della chiesa copta, chiarendo subito quale fosse il peso dell’alleanza tra questa istituzione religiosa e il vecchio regime. E non a caso la caduta del rais egiziano ha liberato, come sollevando il coperchio del vaso di Pandora, le fila già latenti di una violenta lotta religiosa. In Siria i Fratelli Musulmani non sono meno potenti che in Egitto, forse solo meglio “tenuti a freno” se pensiamo, per esempio, che nel 1982 ad Hama Hafez al Assad, padre di Bashar, diede ordine di lanciare razzi su un’insurrezione musulmana, provocando la morte di oltre 20mila persone in un sol giorno.


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