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TUNISIA/ Ecco tutti gli errori "bipartisan" di Berlusconi e Bersani

Pubblicazione:mercoledì 6 aprile 2011

Immigrati vengono spostati in altre località (Ansa) Immigrati vengono spostati in altre località (Ansa)

Il potente motore della spinta all’esodo di giovani tunisini verso la vicinissima e ben conosciuta Italia è un dato di fatto tanto pesante quanto incontrovertibile: il reddito medio pro capite annuo del nostro Paese secondo i più recenti dati disponibili, 35.435 dollari, è pari a circa nove volte quello della Tunisia, 3.852 dollari. Un così forte divario di reddito tra due paesi tanto vicini non è sostenibile. Presto o tardi avrebbe fatto da detonatore a esodi di massa molto difficili da arginare se non si fosse intervenuti per tempo a investire nello sviluppo della Tunisia e del Nord Africa in genere. Per quelli che, come me, lo dicevano e lo scrivevano da molto tempo venire fuori adesso con un bel “l’avevamo detto” non è nemmeno una magra consolazione. È solo un dispiacere. Auguriamoci almeno che nel proverbiale Palazzo se ne prenda spunto per mandare definitivamente in soffitta quelle politiche tutte ispirate alla “concretezza” (intesa come miope priorità assoluta alle urgenze immediate) che poteva magari andare bene negli anni della Guerra fredda, ma che oggi sono disastrosamente anacronistiche; e che poi, in caso di emergenza, impongono quale unica possibile via d’uscita dei “blitz” ad alto livello che nell’immediato possono avere successo, ma a lungo termine sono sempre sterili poiché non stimolano affatto l’amministrazione dello Stato a rimediare alle proprie carenze, ma al contrario la inducono a cullarsi ulteriormente nel suo troppo consueto “qualche santo provvederà…” (che tra l’altro fa torto ai santi).
Quel colossale divario di reddito è una gigantesca molla compressa, pronta a scattare alla prima occasione. Ed è stato questo il caso della fuga da Tunisi lo scorso 14 febbraio del presidente-dittatore Ben Alì, e quindi dell’inizio di una fase di transizione con tutto l’inevitabile sconquasso delle istituzioni tunisine. Chiunque da anni sognava l’esodo senza troppi controlli verso l’Italia e il resto dell’Unione europea, non  appena ha potuto si è messo in viaggio. Ciò che sorprende non è il rapido e ingente riavvio dell’afflusso di immigranti illegali via mare dalla Tunisia verso Lampedusa, che nell’anno precedente si era interrotto, quanto la lentezza con cui il nostro governo ha affrontato la situazione. Sia ben chiaro, come ho già scritto su queste pagine (Il fallimento culturale dietro gli sbarchi di Lampedusa), l’attuale governo ha le sue responsabilità, ma se al suo posto ce ne fosse stato uno di centro-sinistra sarebbe andata anche ben peggio. Per rendersene conto basta andare a vedere che cosa i leader dell’opposizione hanno detto in proposito dall’inizio della crisi del Nord Africa ad oggi.


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