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Esteri

TUNISIA/ Ecco tutti gli errori "bipartisan" di Berlusconi e Bersani

Immigrati vengono spostati in altre località (Ansa)Immigrati vengono spostati in altre località (Ansa)

A questo punto sono necessarie due cose, entrambe urgenti nello stesso modo. Da una parte occorre bloccare con tutta la fermezza necessaria l’esodo dalla Tunisia, che avviene in modo sconsiderato e controproducente per gli stessi immigranti illegali. Ciò può avvenire solo con la collaborazione del governo di Tunisi e con il sostegno tecnico e logistico italiano alla sua polizia e alla sua guardia costiera, il che sta forse avvenendo grazie all’opera un ministro dell’Interno, Roberto Maroni, sorprendentemente incaricato di fungere da ministro degli Esteri parallelo. Dall’altra parte però occorre impegnarsi in programmi credibili di sviluppo condiviso, la cui prima fase potrebbe utilmente consistere in ingenti programmi sul posto di formazione professionale e di assistenza efficace all’avvio di piccole e medie imprese. Le due cose stanno e sono efficaci nella misura in cui entrambe non sono parole ma fatti.
Entrambe però devono purtroppo fare i conti con un medesimo problema: la bassa e spesso bassissima qualità della nostra amministrazione statale, che la gestione della crisi del Nord Africa sta ancora ahimè drammaticamente confermando. Da quanto accade si vede benissimo che niente viene previsto in modo adeguato e tutto viene affrontato estemporaneamente. Per rendersene conto non c'è bisogno di andare a Lampedusa. Basta ad esempio guardare attentamente le immagini fotografiche e televisive che ci giungono dall’isola con quei molti agenti di polizia e militari in uniforme da campagna che, interdetti e con l’aria di non avere precisi ordini, si aggirano tra la folla degli immigranti illegali come fossero dei passanti tra i passanti. La più recente riprova di tale carenza abissale è la questione dell’alloggiamento degli immigranti illegali trasferiti da Lampedusa nel resto del Paese. Le nostre Forze armate dispongono nelle più diverse parti del Paese di aree militari (aeroporti, aree portuali, aree di addestramento), oggi sotto utilizzate o non utilizzate del tutto di cui, trattandosi appunto di aree militari, il governo può disporre come gli pare. Bastava preparare tutto per tempo; ce n’è quanto basta per installarvi delle tendopoli, attrezzate di tutti i dovuti servizi, dotate di tutte le dovute mense, chiuse, controllate e ben vigilate.