BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

SCENARIO/ 1. Gli Usa danno scacco all’Ue con l’"aiuto" di Gheddafi

Lo scenario in Libia sta mutando rapidamente lasciando posto a una situazione che in pochi pronosticavano alla vigilia. Ce lo spiega LUCA GAMBARDELLA, analista di Equilibri.net

Uno scenario libico (Foto: ANSA)Uno scenario libico (Foto: ANSA)

A partire da martedì scorso, gli Stati Uniti hanno ritirato la disponibilità dei propri caccia per il proseguimento dei raid aerei in Libia. Allo stato attuale, quindi, il peso delle operazioni militari ricade sugli altri Stati partecipanti alla missione NATO “Unified Protector”, ovvero Francia, Gran Bretagna, Canada, Belgio, Olanda, Norvegia e Danimarca. La decisione annunciata dal Capitano Darryn James, portavoce del Dipartimento della Difesa statunitense, comporta il ritiro di ben 90 jet militari predisposti al bombardamento dei target al suolo, facendo scendere a soli 115 il totale delle forze aeree a disposizione dell’Alleanza Atlantica. Washington continuerà a mettere a disposizione esclusivamente i velivoli da guerra elettronica, sorveglianza, rifornimento, gli aerei radar Awacs e da operazioni psicologiche EC-130.

Nel frattempo, in Libia, l’avanzata dei ribelli si è nuovamente arrestata a Misurata, dove i lealisti di Gheddafi assediano la città. La situazione appare in stallo, ma a pagarne più duramente le conseguenze sono proprio i rivoltosi, allo stremo delle forze e con scarsissimi mezzi. Inoltre, lo scorso 5 aprile, il capo dell’esercito dei ribelli Abdel Fattah Younes ha polemizzato circa i gravi ritardi con cui avvengono i bombardamenti NATO sui target individuati dai ribelli, anche 7-8 ore dopo le segnalazioni. Intanto giungono nuove accuse di bombardamenti perpetrati da aerei britannici in violazione della Risoluzione ONU 1973: secondo un comunicato del viceministro degli Esteri, Khaled Kaim, sarebbero infatti stati bombardati i pozzi petroliferi di Sarir (presso Sirte) distruggendo l’oleodotto che lo collega al porto mediterraneo di Hariga, causando la perdita di tre guardie e ferendo i lavoratori del sito.

Le difficoltà incontrate dalla NATO nel perpetrare attacchi chirurgici, tesi a colpire esclusivamente obiettivi militari per assicurare l’incolumità degli insorti, rendono quindi estremamente vulnerabile la posizione dell’Alleanza Atlantica di fronte alle accuse di interpretare in modo “estensivo” la risoluzione ONU.

Accuse di cui si è fatta fino ad oggi portavoce l’Unione Africana, ago della bilancia nel difficile tentativo di giungere ad una soluzione diplomatica della vicenda libica. Il ritiro militare statunitense e lo stallo sul campo di battaglia sono la conferma di quanto già si sapeva all’avvio delle operazioni Odissey Down e Unified Protector. Innanzitutto, le attenzioni statunitensi non sono rivolte a Tripoli, bensì nel Golfo Persico: mercoledì scorso, all’indomani del ritiro del supporto statunitense ai bombardamenti, il Segretario alla Difesa statunitense Robert Gates si è immediatamente recato a Riyadh per un incontro con re Abdullah al fine di  discutere di ciò che realmente “conta” per Washington, ovvero Bahrein, Arabia Saudita stessa e Yemen.