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LIBIA/ Cosa può fare l’Italia contro la "bomba" di Gheddafi?

L'esercito di Gheddafi si fa beffe della no fly zone e il regime lascia partire nuovi barconi di immigrati. L'analisi della situazione in Libia di SARA ZOLANETTA di Equilibri.net

Un civile ferito a Misurata Un civile ferito a Misurata

La guerra civile continua a fare vittime su entrambe le sponde del Mediterraneo. Nella città simbolo di Misurata continuano gli scontri e il flusso di migranti verso Lampedusa non si arresta. A margine dell’intervento armato, l’Italia discute su come aiutare i ribelli e cerca una soluzione politica del conflitto.

A Tripoli scarseggia la benzina, arrivata a prezzi paragonabili a quelli italiani, manca il pane e la gente ha paura, dei bombardamenti e della repressione del regime di Gheddafi. Il rais non si fa vedere in pubblico da nove giorni, da quando la Coalizione internazionale ha bombardato la casa di Tripoli dove si trovava. Nel raid morì uno dei suoi figli, Seif el Arab, la moglie e tre nipoti del rais. Intanto il suo esercito si fa beffa della no-fly zone e, con piccoli aerei usati di solito in agricoltura, bombarda le cisterne piene di greggio a due passi da Misurata. Le ultime riserve di carburante della città se ne vanno in fumo. Nel vero senso della parola, dato che l’incendio divampato dopo il bombardamento ha avvolto la zona con fiamme altissime.

Così descrive la scena Ahmed Hassan, uno dei portavoce del Consiglio nazionale di transizione. Misurata comunque non cede: nonostante l’assedio delle truppe filo-Gheddafi vada avanti da due mesi, i ribelli non si arrendono, difendendo ogni centimetro di territorio. La città è l’ultima della regione occidentale della Libia sotto il controllo degli insorti e nei giorni scorsi è stata teatro di cruente battaglie tra le due fazioni. I sopravvissuti che riescono a fuggire da Misurata, raccontano di una carneficina: non più una guerra per riconquistare la città ma un’operazione di vendetta. I ribelli hanno anche accusato Gheddafi di aver usato elicotteri con le insegne della Croce rossa per sganciare bombe sul porto di Misurata. La Nato ha confermato la presenza di elicotteri in volo sulla città giovedì e venerdì scorso ma non la presenza del marchio della croce rossa sui velivoli. Si combatte anche a Zintan, a sud ovest di Tripoli, dove i raid aerei della Nato ieri hanno colpito un deposito di armi del governo.