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MEDIO ORIENTE/ E ora funzionerà la "terza via" dell'islam?

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In piazza durante la Primavera araba (Ansa)  In piazza durante la Primavera araba (Ansa)

Non bastano però né le similitudini né le aspirazioni ad “esportare” un modello politico. L’attuale assetto politico, sociale e istituzionale turco non è nato da un giorno all’altro. Il Paese è erede di un’esperienza imperiale ed è sempre stato indipendente, mentre la maggior parte degli Stati arabi è reduce da un lungo asservimento, prima all’Impero ottomano e quindi alle potenze coloniali, per poi conoscere esperienze politiche non democratiche. Inoltre, la Turchia è uno Stato-nazione, con una coscienza nazionale matura, che ha consapevolmente acquisito la nozione di secolarizzazione. Anche quando negli anni Ottanta salì al potere Turgut Özal, con il “Partito della madrepatria”, la rafforzata connotazione della Turchia come Stato musulmano non ha impedito di mantenere distinto l’elemento religioso dall’esercizio delle funzioni statali. I Paesi arabi, oggetto della trattazione, sono Stati senza nazioni in cui il processo di scissione tra religione e potere religioso non è stato ancora compiuto e in cui il funzionamento delle istituzioni democratiche, previste nella costituzione, è stato sempre piegato dallo stato di emergenza, dai numerosi brogli elettorali e dalle arbitrarie decisioni dei leader al potere.
Ciò ha impedito il radicamento di una struttura istituzionale solida e garante di un rapporto costruttivo tra Stato e cittadini. In conclusione, la maggior parte degli elementi qui analizzati implica processi di lunga durata difficilmente esportabili “a tavolino” in un altro contesto e per i quali non è possibile trovare scorciatoie.
La terza via - Da quanto sopra affermato, dunque, non sembrano esistere esempi applicabili al possibile ruolo dell’islam in Egitto e Tunisia, Paesi in cui, probabilmente, si farà strada un modello nuovo e non riconducibile a nessuna categoria, una sorta di “terza via dell’islam” che, se vorrà accedere al potere, dovrà tenere conto della propria storia e delle proprie peculiarità, senza però dimenticare le nuove dinamiche interne, frutto della rivolta dei giovani della Primavera araba. I gruppi e partiti musulmani dovranno misurarsi con nuovi fattori, esogeni ed endogeni, di possibile destabilizzazione. Dovranno fare i conti sia con l’esercito, il cui ruolo è stato fondamentale nelle rivolte, specie in quella egiziana, sia con i movimenti che hanno guidato le folle di giovani della Primavera araba. Ma soprattutto dovranno riuscire a superare le proprie divisioni interne, condizione essenziale per proporsi alla guida di un Paese.



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