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Esteri

SCENARIO/ 2. Il giudice Mikawy: vogliamo "unire" cristiani e salafiti per uscire dall'ideologia

Scontri tra musulmani e cristiani a ImbabaScontri tra musulmani e cristiani a Imbaba

A noi, come egiziani e come musulmani, non importa se una persona desidera cambiare religione. Ma non tolleriamo che nessuno distrugga una nazione come l’Egitto per motivi confessionali, perché questo significa giocare con la religione. In quanto magistrato, devo aggiungere una cosa. Lunedì l’esercito, su ordine del procuratore generale, ha arrestato un imprenditore cristiano, Adel Labib, che lavorava per il passato regime ed era un membro del Partito nazionale democratico di Mubarak. Labib avrebbe pagato delle grosse somme di denaro ad alcune persone dell’area di Imbaba affinché diffondessero le indiscrezioni sulla donna convertita e iniziassero gli scontri.

Quanto è cresciuta la forza politica dei salafiti dopo la caduta di Mubarak?

I salafiti sono frammentati in tanti piccoli gruppi molto divisi tra loro, ciascuno dei quali ha un leader e uno statuto diverso. Nella maggior parte dei casi si tratta di gruppi religiosi e non schierati politicamente. Ma alcuni di loro ora sentono il bisogno di occuparsi di politica, e noi ci opponiamo strenuamente a che ciò avvenga. Martedì ho partecipato a un faccia a faccia su Al Jazeera insieme al vicepresidente dei Fratelli musulmani. Gli ho detto che tutti gli egiziani devono trovare una soluzione per proteggere la laicità dello Stato ed evitare di diventare un Paese confessionale. E’ questo il motivo per cui stiamo pensando di introdurre un articolo nella Costituzione in cui si afferma che nessun partito può essere creato su basi religiose. Dando alla Corte suprema il diritto di cancellare qualsiasi lista che utilizzi la religione nel confronto politico. E lo stesso varrà per chi parla di politica nelle moschee. In Egitto non abbiamo bisogno di mescolare politica e religione, ma di dividerle.

I magistrati egiziani possono farsi garanti della transizione verso la democrazia?

Nell’attuale situazione, anche noi giudici stiamo affrontando diverse difficoltà. I tribunali non sono più difesi dalle forze dell’ordine, e quindi quando emetto una sentenza di condanna nei confronti di un omicida, la sua famiglia può vendicarsi in qualsiasi modo contro di me. Ma come giudici stiamo rivendicando che abbiamo bisogno di un nuovo Egitto, con più libertà, democrazia e rispetto della legge. E insieme ai miei colleghi, abbiamo creato un gruppo di lavoro per cambiare la mentalità all’interno della stessa magistratura, perché non tutti i suoi componenti in Egitto hanno ancora un modo di pensare aperto. Proprio per questo tutti hanno bisogno di un confronto libero, per trovare nuove soluzioni.

Che tipo di soluzioni?


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12/05/2011 - Cultura (Antonio Servadio)

Cultura: unico strumento per ridurre qualsiasi estremismo in modo incruento e spontaneo.