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J’ACCUSE/ Meunier (cristiani copti): i militari vogliono regalare l’Egitto agli islamisti

Pubblicazione:lunedì 16 maggio 2011

Piazza Tahrir (Foto ANSA) Piazza Tahrir (Foto ANSA)

Ieri Benedetto XVI è tornato a far sentire la sua voce e ha rivolto un «pressante appello perché la via del negoziato e del dialogo prevalga su quella della violenza, con l’aiuto degli Organismi internazionali che si stanno adoperando nella ricerca di una soluzione alla crisi». un appello rivolto non solo agli attori della crisi libica, ma anche alla Siria, «dove è urgente - ha detto sempre Benedetto XVI a conclusione del Regina coeli - ripristinare una convivenza improntata alla concordia e all’unità».

A richiedere una legge contro le discriminazioni dei cristiani in Egitto, a partire dall’assegnazione dei posti di lavoro nel settore pubblico, è Michael Meunier, presidente dell’US Copts Association, la più importante associazione dei cristiani egiziani nel mondo. Per Meunier, tornato nell’Egitto liberato dalla dittatura dopo decenni di esilio nell’era di Mubarak, «l’odio settario rischia di portare il Paese a una guerra civile come nel Libano degli anni ’70. Il Consiglio Militare al potere lascia sempre più spazio, politico e mediatico, ai rappresentanti del fanatismo religioso, e molti cristiani stanno fuggendo dall’Egitto». Anche se Meunier aggiunge di ritenere che «il dialogo tra cristiani e musulmani è possibile, siamo fratelli e sorelle vissuti gli uni accanto agli altri per secoli, e la maggior parte degli islamici egiziani sono moderati. Ma la minoranza estremista sta alzando sempre di più la voce».

Meunier, partiamo da lei. Perché ha deciso di tornare dagli Stati Uniti in Egitto, proprio in un momento di grandi tensioni come quello attuale?

Negli ultimi tre anni sono stato in Egitto sempre più spesso, e da quando è iniziata la rivoluzione e il regime di Mubarak è caduto, ho scelto di ristabilirmi in modo definitivo nel mio Paese d’origine. Il mio obiettivo è cercare di educare i copti, rafforzando la loro partecipazione e la loro mobilitazione politica e organizzandola in modo da rendere il loro impegno sempre più efficace. I cristiani devono infatti integrarsi sempre di più nella vita politica e nel governo egiziano.

Ritiene che gli scontri religiosi possano portare a una guerra civile come in Libano?

E’ possibile, esiste un grosso rischio che ciò possa accadere, e che le violenze settarie estendendosi e aumentando arrivino a peggiorare l’intera situazione. E se i militari al potere non riusciranno a intervenire in modo rapido e giusto, questo può portare a una guerra civile.

E’ vero che dopo la caduta di Mubarak molti copti stanno lasciando l’Egitto?

C’è molta pressione in questo momento, e i copti che stanno fuggendo dal Paese sono numerosi. In Egitto ultimamente c’è molta violenza e un incremento dell’estremismo islamico, i cui effetti sono amplificati da una mancanza di azione da parte della polizia e del governo. Questo rende numerose persone preoccupate e spaventate, e la situazione si sta facendo via via più difficile.

Ci sono anche degli copti che, come lei, stanno tornando nel Paese d’origine?


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