BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

J’ACCUSE/ Meunier (cristiani copti): i militari vogliono regalare l’Egitto agli islamisti

Piazza Tahrir (Foto ANSA) Piazza Tahrir (Foto ANSA)

Il primo problema riguarda la costruzione delle chiese, per consentire apertamente anche ai cristiani la realizzazione di nuovi edifici di culto. Inoltre abbiamo bisogno di una legge per garantire piena cittadinanza e uguaglianza tra gli individui e fermare le discriminazioni. Soprattutto sul lavoro i copti sono molto discriminati, e in particolare nel settore pubblico i loro diritti non sono garantiti. Il governo deve inoltre compiere degli sforzi massicci sul piano educativo, sia nelle scuole primarie sia in quelle secondarie, per insegnare la tolleranza, i diritti civili e la libertà. C’è ancora un grande lavoro da compiere, prima che i copti possano dirsi cittadini egiziani a tutti gli effetti.

Come si organizzeranno i copti in vista delle elezioni di settembre?

Presenteranno dei loro candidati nei partiti di ispirazione democratica, insieme agli esponenti musulmani moderati. Ritengo però che sia prematuro tenere le elezioni in settembre, andrebbero quindi rimandate. Prima il Consiglio Militare deve riuscire a garantire la sicurezza del Paese, altrimenti prevarranno le forze più fanatiche. Tutti stanno chiedendo al Consiglio Militare di rimandare le elezioni, ma quest’ultimo ha deciso di tenerle ugualmente in settembre. Neanch’io riesco a capacitarmi dei motivi di questa decisione.

Ayman Nour, numero uno di Al Ghad, ha affermato che «il problema dei copti deve restare un affare interno, non vogliamo che altri interferiscano nelle nostre questioni». Lei cosa ne pensa?


La libertà religiosa non è mai una questione interna, bensì una responsabilità dell’intera comunità internazionale. Non vogliamo ovviamente un esercito che venga da fuori e occupi l’Egitto, ma potremmo avere bisogno di aiuto nella soluzione dei conflitti oltre che di sostegno finanziario, in quanto la disoccupazione ha raggiunto livelli molto elevati. Quando le chiese sono bombardate e i cristiani uccisi, non ci si può limitare a dire: «E’ una questione interna, non interferite». Basta vedere quello che è successo in occasione dei genocidi in Rwanda o in Kosovo, per comprendere che la comunità internazionale non può derogare ai suoi doveri. E quindi, finché il governo egiziano non sarà in grado di affrontare da solo questi problemi, qualsiasi «interferenza», purché non violenta, sarà la benvenuta.

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.