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CASA BIANCA/ Il caso di Jon Huntsman, lo sfidante "amico" di Obama

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Barack Obama  Barack Obama

Ma il cinquantunenne Jon Huntsman è veramente la risposta ai problemi di personale del Partito Repubblicano? Sarà capace di ottenere l’appoggio – se non proprio destarne l’entusiasmo - della base Repubblicana? In fondo è stato scelto da Obama per rappresentare gli Stati Uniti nel Paese che molti americani considerano l’impero del male.

Henneberger osserva che “è pro ambiente, un po’ troppo ‘verde’ per molti nel suo partito, e quasi nessuno sa chi è. Sebbene il cammino di Huntsman verso la candidatura sia certamente un’impresa rischiosa,” perché tanti, sia a destra che a sinistra sono così eccitati dalla prospettiva di una sua entrata nella corsa alla presidenza?

I Democratici, preoccupati che Huntsman possa essere pericoloso per Obama nelle elezioni generali del prossimo anno, continuano a esprimere apprezzamenti nei suoi confronti, sperando così di squalificarlo agli occhi dei Repubblicani. “Ma sono i conservatori particolarmente in agitazione per le attenzioni che ha ricevuto da quando è tornato dalla Cina”, scrive Henneberger. “Come governatore, l’antiabortista Huntsman, che è però in favore delle armi, ha fatto tutto ciò che i conservatori del Tea Party dicono di volere, diminuendo le tasse e aumentando i posti di lavoro.”

Il suo rapporto amichevole con Obama, tuttavia, rende i conservatori prudenti nel sostenerlo, almeno per il momento. In effetti, come mai questo governatore così popolare, con l’80% del consenso nel suo stato profondamente conservatore, a metà del suo secondo mandato ha accettato la missione in Cina, e perché è tornato per correre contro l’uomo per cui lavorava? 

Huntsman dichiara che ha agito per senso del dovere verso il Paese: quando il presidente chiama, si deve rispondere. Suo padre, un uomo d’affari miliardario e filantropo, aggiunge però un’altra ragione: “Il suo sogno era di diventare ambasciatore in Cina, perché è sempre stato affascinato e attirato da quella cultura.”



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