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Esteri

CASA BIANCA/ Il caso di Jon Huntsman, lo sfidante "amico" di Obama

Barack ObamaBarack Obama

Comunque, aveva in mente di correre per la presidenza, ma tra altri quattro anni: “Pensavo al 2016, ma lo scenario politico è cambiato.” Apparentemente si è creato un vuoto troppo grande per poter resistere. E aggiunge: “Se l’interesse fosse uguale a zero, noi non saremmo qui.”

Huntsman è una specie di noto burlone, dice Henneberger, ma si preoccupa anche delle persone in pena. Huntsman si inoltra anche nel difficile argomento della depressione e del suicidio, dicendo: “Mi si è spezzato il cuore più di una volta quando amici dei miei figli si sono tolti la vita.”

Quando gli si chiede dove è in disaccordo con Obama, risponde di essere un po’ riluttante, sceso da pochi giorni dall’aereo, a sparare giudizi: “Obama sta cercando di rimettere insieme i pezzi della nostra economia e di dare un senso a un mondo diventato troppo complesso e confuso.”

Dice di essere disturbato nel sentire gente che discute su chi, tra Bush e Obama, debba avere il merito maggiore nell’eliminazione di Osama bin Laden: “Il nostro Paese ha bisogno di qualche buona notizia e questo è stato un evento americano, un risultato americano, non un fatto politico.”

Cosa si può dire su un politico di questo tipo? Henneberger si chiede: “Nell’era del Tea Party, dell’asprezza delle Tv cavo e della blogosfera, c’è ancora spazio per un simile civismo sul palcoscenico nazionale? L’influenza del Tea Party può lasciare qualche spazio a un moderato come Huntsman? E il suo partito ha davvero tanta voglia di vincere da dare un possibilità a chi può attrarre gli indipendenti?”

Staremo a vedere. Significativo rimane il fatto che ultimamente la ragione dell’attenzione dei leader Repubblicani e dei media per Huntsman sia ciò che lo rende simile a Obama. É questa la scelta elettorale che gli americani vogliono per il prossimo anno?

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