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Esteri

MEETING ONU/ Wael e Joseph, due fedi diverse che spiegano al mondo la stessa libertà

Per la prima volta, il 19 maggio, il Meeting sarà al Palazzo di Vetro di New York come esempio di opera che a livello internazionale favorisce il dialogo e l’amicizia fra i popoli

La sede delle Nazioni Unite (Imagoeconomica)La sede delle Nazioni Unite (Imagoeconomica)

Oggi per la prima volta il Meeting sarà alle Nazioni Unite, presso l'istituzione mondiale che per eccellenza ha lo scopo di favorire le relazioni tra i popoli. In questa sede prestigiosa, il Meeting arriva con tutta la sua storia, la storia di un’amicizia che si è allargata al mondo. A New York, infatti, con noi ci saranno due amici, due storie diverse, ma che proprio a Rimini si sono incontrate: Joseph Weiler e Wael Farouq. Il primo giurista ebreo, il secondo docente musulmano di lingua araba. Due uomini, due testimoni di culture diverse, entrambi diventati compagni di viaggio del Meeting. Weiler con la sua presenza fissa negli ultimi anni, con il contributo culturale che a ogni edizione ha portato, con l’umanità e uno slancio che lo ha convinto a trascinare a Rimini amici e colleghi. L'altro, Wael Farouq, colpito dal Meeting tanto da portare a Rimini anche lui i suoi amici, fino a organizzare un “fratello” del Meeting al Cairo, diventando poi lui stesso tra i protagonisti della rivoluzione di piazza Tahrir e ultimamente organizzando il primo Congresso delle forze liberali egiziane, un testimone dell’impegno per il proprio Paese, mosso dall’esperienza di libertà vissuta durante i giorni del Meeting Cairo.
All’Onu arriva un’esperienza di libertà, la cifra di un luogo in cui è possibile confrontarsi, guardare con serietà al prossimo imparando di più su noi stessi e sugli altri.
Disse Giovanni Paolo II all’assemblea dell’Onu, nel discorso per i 50 anni delle Nazioni Unite: “Siamo testimoni di una straordinaria e globale accelerazione di quella ricerca di libertà che è una delle grandi dinamiche della storia dell'uomo. Questo fenomeno non è limitato a una singola parte del mondo, né è l'espressione di una sola cultura. Al contrario, in ogni angolo della Terra, uomini e donne, pur minacciati dalla violenza, hanno affrontato il rischio della libertà, chiedendo che fosse loro riconosciuto uno spazio nella vita sociale, politica ed economica a misura della loro dignità di persone libere. Questa universale ricerca di libertà è davvero una delle caratteristiche che contraddistinguono il nostro tempo”.
Parole profetiche se si ripensa agli ultimi fatti, parole che esprimono anche, in un certo senso, la missione del Meeting: un luogo di vera libertà per tutti, dove ognuno possa essere presente con la sua identità e guardare l’altro per quello che veramente è, al di là delle ideologie.