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LIBIA/ Le minacce di Gheddafi all'Italia "aiutano" i terroristi e spaventano Israele

Il punto di LUCA GAMBARDELLA (Equilibri.net) sui principali fronti aperti in Maghreb e in Medio oriente. A cominciare dalla Libia e dalle minacce di Gheddafi all’Italia

Bombardamento in Libia (Ansa) Bombardamento in Libia (Ansa)

Medio Oriente e il Maghreb sono ormai da tempo tornati ad essere il cuore pulsante di tensioni, speranze ed interessi internazionali. Proponiamo una panoramica estremamente sintetica della regione, evidenziando le recenti evoluzioni e notizie provenienti da alcuni di questi Paesi facendo il punto su guerre, attentati, repressioni e proteste.
Libia. Sabato sera, i raid Nato hanno portato all’uccisione di Saif al Arab, uno dei figli del Colonnello Gheddafi. Il leader libico stesso ha rischiato la vita nel corso dello stesso bombardamento. L’escalation è avvenuta subito dopo il discorso televisivo del Colonnello in cui minacciava direttamente l’ex alleato e premier italiano Silvio Berlusconi di portare la guerra in Italia. Al di là dell’improbabile risvolto pratico che tali minacce potranno avere, l’intensificazione dei raid aerei suggerisce come il processo diplomatico per risolvere la questione libica diventi sempre più ostico. L’obiettivo di stanare Gheddafi pone tuttavia problemi sull’interpretazione della Risoluzione ONU 1973 in cui non era prevista alcuna aggressione al leader libico.
Intanto i combattimenti si sono spinti fino in Tunisia: circa 15 mezzi militari lealisti hanno varcato il confine con la Tunisia e sono entrati a Dhiba con l’obiettivo di colpire postazioni dei ribelli. La Tunisia, ancora in via di costruzione dopo le “rivolte dei gelsomini”, è al momento estremamente fragile da un punto di vista militare. Occorrerà verificare soprattutto l’incolumità dei civili tunisini, secondo alcune notizie minacciata dal lancio di missili Grad libici a bassa precisione.
Marocco. L’attentato ad un caffè di Marrakech giovedì scorso, ha causato la morte di 16 persone, soprattutto turisti. Le prime indagini puntano il dito contro al Qaeda, la quale dispone in Marocco di una rete di cellule terroristiche che destano da tempo notevole preoccupazione. Recentemente, il re Mohammed VI aveva scarcerato o comminato pene più morbide a 190 prigionieri appartenenti all’Islam radicale, arrestati nel 2003 in seguito all’attentato di Casablanca, in cui morirono 45 persone. Il re intanto ha avviato un processo di riforme politiche che sta interessando il Paese ormai da molti anni e che ha subito un’accelerazione nelle ultime settimane per le pressioni esercitate dalle rivolte scoppiate in altri Paesi della regione. La domanda di maggiori diritti civili e politici che interessa il Marocco ha trovato espressione in frequenti e pacifiche manifestazioni popolari. Ipotesi attendibili in riferimento al recente attentato, quindi, lasciano emergere la volontà di al Qaeda di influenzare lo scenario nazionale in difesa del conservatorismo islamico e, allo stesso tempo, colpire gli occidentali. L’attentato ha infatti ucciso diversi turisti francesi e canadesi e colpirà indubbiamente il turismo nei mesi estivi.