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Esteri

LIBIA/ Le minacce di Gheddafi all'Italia "aiutano" i terroristi e spaventano Israele

Bombardamento in Libia (Ansa)Bombardamento in Libia (Ansa)

Spostandosi più ad est, emergono le prime crepe tra Egitto ed Israele. In un’intervista ad al Jazeera, il ministro degli Esteri egiziano Nabil Al Araby ha annunciato che a breve il Cairo aprirà il valico di Rafah presso la frontiera con Gaza. Lo scopo è indubbiamente quello di venire incontro alle posizioni filo-palestinesi diffuse tra la popolazione egiziana. Israele guarda con preoccupazione alle recenti prese di posizione egiziane, le quali hanno interessato proprio l’Anp. L’Egitto ha infatti mediato tra Fatah ed Hamas per giungere ad una riconciliazione tra le due fazioni palestinesi in vista delle elezioni che dovrebbero svolgersi entro un anno. Israele ha subito dichiarato i propri malumori, affermando che tale accordo pone un serio ostacolo all’evoluzione del dialogo di pace arabo-israeliano. Gli Usa si troveranno quindi a dover gestire una situazione complessa, appellandosi probabilmente ad una rinuncia a qualsiasi atto terroristico o violento da parte di Hamas.
In Siria intanto continua la dura repressione del regime alawita di Bashar al Assad. Le centinaia di morti delle ultime settimane pongono all’attenzione mondiale un banco di prova molto più importante e complesso di quello tunisino o egiziano. Solo condanne generiche contro l’uso della violenza sono giunte dall’Occidente, mentre l’Ue si propone di valutare un embargo delle armi nei confronti di Damasco. Le profonde differenze inter-etniche che caratterizzano la popolazione siriana, il dualismo sciiti-sunniti, il conservatorismo cristiano, l’amicizia con l’Iran e i bollenti confini con Turchia e Iraq rappresentano micce esplosive potenzialmente letali per gli equilibri regionali. Qualsiasi intervento armato sul modello libico appare estremamente pericoloso in quanto possibile causa di effetto a catena nel coinvolgimento di attori terzi. La prospettiva più probabile ad oggi è che gli Usa e i Paesi europei lascino incancrenire la situazione a causa dei pochi argomenti di conversazione a disposizione dell’Occidente per poter trattare con un regime già sottoposto ad embargo da Washington. Solo la Turchia e pochi altri Stati del Golfo (leggi Qatar) potrebbero far leva su al Assad giungendo ad un dialogo con le opposizioni.